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Strage di Erba, confessione shock di Olindo Romano: “Ecco la verità”

Il confronto con Mario Frigerio e la questione del perdono

Uno degli elementi più rilevanti dell’intera vicenda è rappresentato dal ruolo di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto, indicato come testimone chiave dell’accusa. Frigerio morì nel 2014; la sua figura è rimasta centrale nel racconto pubblico del caso, anche per le dichiarazioni che nel tempo emersero sul tema del perdono.

Interrogato direttamente da Vespa sul pentimento e sulla possibilità di chiedere scusa, Romano ha risposto senza modificare la propria impostazione difensiva: «Di che cosa dovevamo scusarci? Se dovevamo scusarci per le liti che succedevano, quello lo avevamo già fatto. Però per quello che è successo dopo, se non siamo stati noi, che scuse gli facciamo?».

Le parole riportate nel colloquio si collocano in continuità con le posizioni espresse negli anni e con l’impianto sostenuto dalle difese, che hanno più volte chiesto la revisione del processo sulla base di presunte nuove evidenze. Dall’altro lato, le sentenze definitive hanno ritenuto provata la responsabilità degli imputati, delineando un quadro complessivo che ha retto ai successivi vagli giudiziari.

In questo contesto, l’attenzione resta alta perché il caso coinvolge temi sensibili: la tenuta delle prove nel tempo, l’affidabilità delle dichiarazioni, il peso della testimonianza e la complessità delle dinamiche processuali in vicende di forte impatto sociale.

Il caso oggi: condanne definitive e richiesta di revisione

Ad oggi, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono detenuti con condanna definitiva all’ergastolo. L’iter giudiziario, concluso con la conferma in via definitiva, rappresenta la cornice entro cui vengono valutate eventuali istanze successive, come le richieste di revisione o la presentazione di nuovi elementi.

La revisione di un processo, nel sistema italiano, è un rimedio straordinario e presuppone la presenza di circostanze nuove o prove non valutate in precedenza che siano potenzialmente idonee a incidere sull’esito. È in questo perimetro che si collocano i tentativi della difesa di riaprire il caso, in un confronto che continua a richiamare attenzione pubblica e mediatica.

Resta il dato oggettivo di un massacro che ha colpito quattro persone, tra cui un bambino molto piccolo, e che ha segnato in modo indelebile una comunità intera. Ogni nuova dichiarazione riporta alla memoria il dramma di quella notte e riaccende l’interesse attorno agli atti e alle conclusioni cui è giunta la giustizia.

Il colloquio con Bruno Vespa, dunque, riporta in primo piano la distanza tra le affermazioni di Romano e le decisioni assunte dai tribunali. In attesa di eventuali sviluppi sul piano giudiziario, la strage di Erba resta una delle pagine più oscure e dolorose della cronaca italiana, ancora oggi al centro di un dibattito che non si è mai del tutto spento.

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