
Le prossime ore potrebbero cambiare completamente il quadro della tragedia avvenuta nelle profondità marine dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Dopo giorni di dubbi, ipotesi e interrogativi senza risposta, gli investigatori si preparano a entrare nella fase più delicata dell’inchiesta: quella degli esami autoptici e delle analisi tecniche sull’attrezzatura utilizzata dai cinque sub italiani morti durante un’immersione in grotta.
Dietro quella che inizialmente sembrava una drammatica fatalità, infatti, stanno emergendo dettagli sempre più complessi. Le autorità italiane vogliono capire se a provocare la morte del gruppo sia stato un errore umano, un problema tecnico, una corrente improvvisa oppure qualcosa di ancora più grave legato alle bombole e alla respirazione sott’acqua.
Nel frattempo il dolore delle famiglie resta sospeso, perché nessuno dei parenti ha ancora potuto salutare le vittime: le salme sono infatti sotto sequestro giudiziario.

Le autopsie sui cinque sub: cosa cercheranno gli esperti
Le salme dei cinque sommozzatori italiani sono arrivate all’obitorio dell’ospedale di Gallarate dopo il rientro dalle Maldive via Malpensa. La procura di Roma, che coordina l’indagine per omicidio colposo, ha delegato gli accertamenti alla procura di Busto Arsizio. Lunedì verranno affidati gli incarichi per le autopsie dal pubblico ministero Nadia Calcaterra. Il primo esame sarà eseguito sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni e primo disperso recuperato dai soccorritori.
Successivamente toccherà agli altri quattro sub: Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, giovane laureato dell’ateneo ligure. Gli esami medico-legali avranno un ruolo centrale perché dovranno chiarire se le vittime siano morte per annegamento, per un malore improvviso o per problemi legati alla miscela respiratoria contenuta nelle bombole. Uno dei punti più delicati riguarda infatti il sospetto di un possibile esaurimento dell’ossigeno durante il tentativo disperato di uscire dalla grotta sottomarina.
Il mistero della grotta e il ritrovamento dei corpi
Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, quattro dei cinque corpi sarebbero stati ritrovati in un anfratto interno della grotta di Hekunu Kandu dal rescue team finlandese di Dan Europe. Le immagini diffuse dai soccorritori mostrano cunicoli stretti, profondità elevate e condizioni estremamente rischiose anche per sub molto esperti. In particolare, uno degli elementi che preoccupa gli investigatori è la visibilità ridotta causata dai sedimenti corallini, che in ambienti chiusi possono trasformare l’acqua in una sorta di nube opaca nel giro di pochi secondi.
In questi giorni sono emersi dubbi anche sull’attrezzatura utilizzata dal gruppo. Gli inquirenti vogliono capire se i dispositivi impiegati fossero realmente adeguati per un’immersione tecnica in grotta a circa 60 metri di profondità, uno scenario considerato tra i più pericolosi al mondo nell’ambito subacqueo. Nell’equipaggiamento di Gianluca Benedetti sarebbe stato trovato un livello di ossigeno estremamente basso. Un dettaglio che potrebbe indicare un lungo tentativo di fuga verso l’uscita della cavità.
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