
Alla vigilia dei colloqui trilaterali per la pace in Ucraina a Ginevra, la città appare insolitamente silenziosa. Cieli bassi e pioggia leggera fanno da sfondo a un appuntamento diplomatico che, almeno sul piano visivo, non mostra i segni delle grandi occasioni. Nessuna presenza evidente di bandiere o delegazioni nelle aree più frequentate, né misure di sicurezza straordinarie nel centro storico: un quadro distante da quello visto in passato, quando i vertici di alto livello avevano trasformato Ginevra in un perimetro controllato e blindato.
Il confronto odierno, tuttavia, viene osservato con attenzione perché potrebbe riaprire un canale di dialogo tra Russia e Ucraina con la mediazione degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è affrontare un’agenda più ampia, in cui rientra anche il tema dei territori. Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha anticipato che “Qui oggi si parlerà dei territori”, indicando un capitolo che rimane tra i più sensibili nel negoziato. Il dossier territoriale, insieme alle garanzie di sicurezza, continua infatti a rappresentare uno dei principali punti di distanza tra le parti.

Perché la sede svizzera è tornata centrale
La scelta della Svizzera non è casuale. Dopo due tornate di colloqui ad Abu Dhabi, riportare il negoziato in Europa non appariva scontato, anche alla luce delle tensioni accumulate negli ultimi anni tra Mosca e Berna. Nel 2022 la Russia aveva inserito la Confederazione tra i Paesi definiti “ostili”, contestando l’adesione alle sanzioni occidentali. Nel 2024, inoltre, Mosca aveva criticato una conferenza di pace ospitata in Svizzera senza la partecipazione russa, elemento che aveva irrigidito ulteriormente i rapporti.
Nonostante questo precedente, oggi il Cremlino descrive Ginevra come una sede “comoda per tutti”. La neutralità svizzera, unita al fatto che il Paese non è membro né dell’Unione europea né della Nato, viene considerata un fattore che rende più praticabile l’organizzazione di un tavolo con più interlocutori.
Un ulteriore elemento riguarda il ruolo internazionale della Svizzera nei fori multilaterali. Berna detiene la presidenza annuale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, organismo che in passato ha avuto una funzione di monitoraggio e supervisione in alcuni passaggi negoziali collegati al conflitto nel Donbass.
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