
La sentenza sul caso Giulio Regeni, arrivata dopo quasi dieci anni dalla scomparsa del ricercatore italiano al Cairo, ha riacceso il confronto politico sui rapporti tra Roma e l’Egitto. All’indomani della condanna in primo grado di tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani, alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno provocato una dura reazione delle opposizioni. Il titolare della Farnesina è intervenuto per precisare il proprio pensiero, ma le polemiche non si sono fermate e sono arrivate anche richieste di dimissioni.

Cosa ha detto Tajani sulla sentenza per Giulio Regeni
Commentando la decisione della Corte d’assise di Roma, che ha ritenuto colpevoli tre 007 egiziani per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni, Tajani ha richiamato la distinzione tra le responsabilità individuali e quelle dello Stato egiziano. Il ministro ha sottolineato che la condanna riguarda tre persone e non l’Egitto, ricordando inoltre il principio della separazione dei poteri. A margine di un evento a Milano, ha osservato che il procedimento giudiziario proseguirà nei successivi gradi di giudizio, pur definendo l’omicidio del ricercatore un fatto non accettabile.
Il verdetto dopo dieci anni di indagini e attese
La pronuncia dei giudici romani rappresenta un passaggio rilevante nella lunga vicenda giudiziaria seguita alla scomparsa di Regeni, avvenuta il 25 gennaio 2016 nella capitale egiziana. Il corpo del ricercatore venne ritrovato il 3 febbraio successivo, con evidenti segni di violenze. Da allora, gli accertamenti e l’attività della Procura di Roma hanno incontrato ostacoli e ritardi, mentre la famiglia ha continuato a chiedere verità e giustizia. La condanna in primo grado dei tre imputati segna dunque un punto importante, anche se l’iter non può considerarsi concluso.
Sul piano diplomatico, Tajani ha ribadito che l’Italia avrebbe sollecitato in più occasioni la collaborazione delle autorità egiziane. Secondo il ministro, la giustizia dovrà completare il proprio percorso e i rapporti istituzionali con Il Cairo non equivalgono a un venir meno della richiesta di chiarimenti. Le sue parole, tuttavia, sono state interpretate dalle opposizioni come un ridimensionamento della portata politica del verdetto e del ruolo attribuito al sistema di sicurezza egiziano nel caso Regeni.
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