Il chiarimento di Antonio Tajani dopo le polemiche
Di fronte alle critiche, il ministro degli Esteri ha diffuso un chiarimento sostenendo di essersi limitato a descrivere il contenuto della sentenza. “Io sono stupito dalle polemiche, mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri che è una sentenza limitata che non dice chi sono gli assassini di Regeni mentre noi vogliamo che si faccia piena luce su questo”. Tajani ha quindi insistito sulla necessità di proseguire nella ricerca della verità, affermando che la decisione giudiziaria non esaurisce tutti gli interrogativi rimasti aperti sulla morte del ricercatore.
Il titolare della Farnesina ha ricordato che il governo italiano non avrebbe mai abbandonato il tema nei colloqui con le autorità egiziane. “Noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale”. La priorità, ha aggiunto, resta quella di individuare tutte le responsabilità e di chiarire ogni aspetto ancora irrisolto. In questo quadro, Tajani ha difeso il ricorso alla diplomazia, sostenendo che il lavoro riservato delle istituzioni non debba essere interpretato come inattività.
“Agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire”, ha spiegato il ministro, respingendo le accuse di chi gli contesta un approccio troppo prudente nei confronti del governo del presidente Abdel Fattah al Sisi. Tajani ha poi precisato: “L’attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”. Il chiarimento non ha tuttavia modificato la posizione delle forze di opposizione, che hanno continuato a considerare inadeguate le parole pronunciate nelle ore immediatamente successive alla sentenza.

Le reazioni delle opposizioni sul caso Regeni
Il Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa hanno contestato con toni duri l’intervento del ministro. Per Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, “tra tutte le parole che il vice premier Tajani poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Giulio Regeni ha scelto le peggiori”. L’esponente democratico ha quindi aggiunto che Tajani dovrebbe ricordarsi di essere il ministro degli Esteri italiano e non quello egiziano. Le dichiarazioni hanno contribuito ad alimentare il confronto politico intorno alla gestione del caso da parte del governo.
Elly Schlein ha sostenuto che, dopo la sentenza di Roma, “nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi e le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni”. La segretaria del Pd ha richiamato anche il lavoro della Procura, mentre Nicola Fratoianni di Avs ha parlato di “indecenza pura e di un ministro che ha perso definitivamente il controllo”.
Riccardo Magi di +Europa ha definito le dichiarazioni del ministro parole che fanno rabbrividire, rilevando quello che, a suo giudizio, sarebbe un atteggiamento di negazionismo. Da diverse forze parlamentari sono così arrivate richieste di dimissioni, mentre la maggioranza non ha registrato, almeno nelle dichiarazioni riportate, una presa di distanza formale dal responsabile della Farnesina. Il confronto resta concentrato sul significato politico della sentenza e sull’efficacia dell’azione diplomatica italiana nei confronti dell’Egitto.
Il precedente sulle donne e le gonne lunghe
La nuova controversia arriva a pochi giorni da un’altra uscita di Tajani che aveva già generato critiche. Il ministro aveva associato le gonne più lunghe a donne ritenute serie e affidabili, affermazioni giudicate da esponenti dell’opposizione come sessiste e fuori luogo. In quella circostanza era intervenuto anche il generale Roberto Vannacci con una battuta sulle gonne, alla quale la conduttrice presente aveva replicato duramente. La successione dei due episodi ha trasformato il caso in un ulteriore terreno di scontro per il governo.
