
L’allarme della madre e il riconoscimento drammatico del figlio
Negli stessi minuti in cui scattava l’allarme per il corpo ritrovato, la mamma del quindicenne Jacopo Rossi Trabattoni entrava trafelata in Questura, nel centro di Lodi, per denunciare la scomparsa del figlio. Un ragazzo che non era rientrato a casa e di cui non si avevano più notizie. Sono serviti pochi minuti agli investigatori per capire che quel ragazzino non rientrato a casa era lo stesso ritrovato sotto il traliccio. Il drammatico riconoscimento è stato l’ultimo tassello di una serata da incubo. La foto trovata sul suo cellulare ha iniziato a chiarire cosa fosse accaduto lassù, a oltre venti metri di altezza.
Ipotesi sfida social: l’ombra della challenge mortale sui social
Sulla morte del quindicenne, è la prima ipotesi investigativa dei poliziotti della Squadra mobile di Lodi, si allunga l’ombra della sfida, della challenge raccolta sui social e diventata fatale. L’ipotesi investigativa, condivisa dalla Procura guidata da Laura Pedio, è che l’ultima foto scattata dal cellulare del quindicenne sulla sommità di quel traliccio, a oltre venti metri di altezza, sia stata postata sui social in risposta a una delle tante pericolosissime challenge lanciate su canali social per pochi iscritti. Un fenomeno di emulazione ad alto tasso di brivido che coinvolge un numero sempre più alto di adolescenti in imprese fin troppo rischiose. Poi, nella fase di discesa, Jacopo Rossi Trabattoni potrebbe essere scivolato e finito sui cavi dell’alta tensione, ricevendo una scarica ad alto voltaggio che non gli ha lasciato scampo.
Ora le indagini della Procura di Lodi dovranno chiarire ogni dettaglio di questa tragedia che riaccende con forza l’allarme sulle sfide social estreme. Gli investigatori stanno analizzando lo smartphone del ragazzo, le sue chat, i gruppi seguiti e i contatti sui social network per risalire alla possibile challenge che lo avrebbe spinto a scalare il traliccio. Una pratica sempre più diffusa tra i giovanissimi, che per ottenere like e visibilità si spingono oltre ogni limite, senza rendersi conto dei rischi mortali. La morte di Jacopo a soli 15 anni è un monito straziante per tutti i genitori e per le scuole, chiamate a vigilare su un fenomeno sommerso e pericolosissimo che sta mietendo vittime in tutta Italia.
