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Tragico lutto nella musica, se ne va un’icona: “Ha combattuto fino all’ultimo”

Compositore, autore e voce dei Grateful Dead

Oltre al contributo strumentale, Bob Weir svolge un ruolo essenziale anche nella scrittura del repertorio dei Grateful Dead. Numerosi brani che compongono il canzoniere della band portano la sua firma, spesso in collaborazione con l’amico d’infanzia John Perry Barlow. Questa partnership creativa ha generato alcuni dei momenti più significativi del catalogo del gruppo, con testi che affrontano temi esistenziali, visioni oniriche e paesaggi narrativi tipici dell’immaginario americano. Tra le composizioni più note legate al nome di Weir spiccano classici come Sugar Magnolia, nata da una collaborazione con il paroliere Robert Hunter, e brani di riferimento quali Playing in the Band, Estimated Prophet e I Need a Miracle. Queste canzoni sono entrate stabilmente nelle scalette dei concerti della band, divenendo punti fermi delle esibizioni dal vivo e riconoscibili per le loro strutture aperte, spesso estese tramite lunghe parti improvvisate. La critica musicale ha frequentemente sottolineato come tali brani abbiano rappresentato un terreno privilegiato per lo sviluppo della componente jam della band.

Dal punto di vista vocale, pur non essendo sempre la voce principale, Bob Weir ha avuto un ruolo determinante nella definizione delle armonizzazioni vocali dei Grateful Dead. La sua timbrica, combinata con quella di Garcia e degli altri membri, ha contribuito a plasmare un’identità corale riconoscibile, particolarmente evidente nei brani più melodici e nelle ballate. Numerosi live album e registrazioni ufficiali mettono in evidenza l’importanza delle parti vocali curate da Weir, spesso oggetto di attenzione da parte degli appassionati per la loro complessità e precisione esecutiva. La produzione artistica di Weir non si è limitata esclusivamente al repertorio della band. Nel corso degli anni, il chitarrista ha avviato anche progetti paralleli e collaborazioni con altri musicisti, portando avanti un’attività compositiva che ha abbracciato generi diversi. Questa versatilità ha rafforzato la sua immagine di autore e interprete capace di coniugare fedeltà alle proprie radici con una costante apertura verso nuove soluzioni musicali.

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Gli ultimi anni, la malattia e la scelta di restare sul palco

Le cronache degli ultimi mesi di vita di Bob Weir delineano la figura di un artista che ha continuato a mantenere un rapporto diretto con il pubblico anche dopo la diagnosi della malattia. Nell’estate del 2025, al chitarrista viene comunicata l’esistenza di una forma di cancro, per la quale avvia un percorso terapeutico strutturato. Nonostante le difficoltà connesse alle cure e la presenza di problematiche polmonari preesistenti, Weir decide di proseguire la propria attività concertistica, compatibilmente con le indicazioni mediche. In particolare, pochi mesi dopo l’inizio delle terapie, l’artista torna ad esibirsi in occasione dei concerti al Golden Gate Park, insieme alla formazione dei Dead & Company. Queste esibizioni vengono descritte da molti osservatori come l’ultima grande testimonianza della sua resilienza artistica. L’impegno sul palco, portato avanti nonostante le condizioni di salute, dimostra la volontà di mantenere un legame concreto con la dimensione live, da sempre elemento centrale del suo percorso professionale.

Secondo quanto riportato da diverse fonti giornalistiche statunitensi, i concerti al Golden Gate Park sono stati percepiti dai fan non come un addio dichiarato, ma come un’estensione naturale di un rapporto costruito in decenni di tournée. Le performance di Weir in quel contesto sono state caratterizzate da un forte coinvolgimento emotivo, con setlist che ripercorrevano momenti significativi della storia dei Grateful Dead e delle successive incarnazioni del progetto. La partecipazione del pubblico, composta da generazioni diverse, ha evidenziato la trasversalità dell’eredità musicale del chitarrista. La capacità di Bob Weir di restare attivo fino a quando le condizioni fisiche lo hanno consentito è stata sottolineata anche da diversi commentatori come un tratto distintivo del suo carattere professionale. Nel corso della sua carriera, l’artista ha partecipato a centinaia di concerti, lunghe tournée e maratone live, diventando uno dei simboli della cultura dei tour prolungati tipici dei Grateful Dead. La scelta di non interrompere immediatamente l’attività dopo la diagnosi si inserisce in questa linea di continuità, pur nel rispetto delle prescrizioni mediche e dei limiti imposti dalla malattia.

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