
Trovare un foglietto sotto il tergicristallo e pensare immediatamente a una multa è una reazione comune: la scena è familiare, e l’ansia di una sanzione spinge a controllare in fretta cosa sia successo. Proprio su questa urgenza si innesta una truffa delle finte multe che, secondo segnalazioni ricorrenti, sta circolando con maggiore frequenza anche a Roma. Il meccanismo è semplice e insidioso: il preavviso appare plausibile, usa toni perentori e invita a regolarizzare subito la posizione. In realtà non è un atto emesso da un ente pubblico, ma un’esca costruita per indurre la vittima a cliccare su un collegamento e inserire dati personali e di pagamento.
Un dettaglio ricorre spesso in questi falsi avvisi: la presenza di un indirizzo web in forma abbreviata, stampato in evidenza, come se fosse la strada più rapida per pagare. È proprio questo particolare a dover far scattare l’allarme, perché i canali istituzionali non rimandano a pagamenti tramite link compressi o domini non riconducibili in modo chiaro a un’amministrazione. Oltre ai foglietti sul parabrezza, circolano anche finte multe via email e comunicazioni che imitano la grafica di servizi pubblici.

Come si presenta la truffa delle finte multe
Il raggiro inizia con un presunto preavviso lasciato sull’auto, spesso in aree di sosta molto frequentate. A un primo sguardo può sembrare una normale comunicazione legata alla sosta, ma osservando meglio emergono elementi incoerenti con i modelli usati dagli ausiliari del traffico o dalla polizia locale.
Tra i segnali più citati da chi ha segnalato l’accaduto c’è il supporto cartaceo: in alcuni casi risulta più rigido o di qualità diversa rispetto ai tagliandi istituzionali, perché realizzato con stampanti portatili facilmente reperibili online. Non è una prova definitiva, ma è un indizio che, insieme ad altri, merita attenzione.
L’elemento più critico è però il collegamento web: spesso si tratta di un link abbreviato (ad esempio tinyurl, bit.ly o servizi analoghi). I comuni italiani non utilizzano abitualmente URL compressi per indirizzare i cittadini verso pagamenti o portali di consultazione verbali: un link abbreviato rende difficile capire a colpo d’occhio la destinazione reale.
Dopo il clic, l’utente viene indirizzato a pagine che imitano l’aspetto di servizi di pagamento legittimi, come un portale che riproduce graficamente PagoPa. La somiglianza può ingannare: loghi, colori e impaginazione possono essere simili, ma si tratta di copie create per sottrarre informazioni, dalle generalità ai dati della carta.
Perché il link è così pericoloso anche senza pagare
Il rischio non riguarda esclusivamente l’inserimento dei dati di pagamento. In alcuni casi, l’apertura di pagine malevole può favorire il download di malware o l’attivazione di reindirizzamenti automatici verso siti che cercano di carpire credenziali, numeri di telefono o altre informazioni utili a successive frodi.
Per questo, se si trova un foglietto sospetto, la misura più sicura è non utilizzare il link e non inquadrare eventuali codici presenti con app di terze parti. La verifica va fatta in modo indipendente: cercare il portale istituzionale digitando l’indirizzo nel browser o utilizzando i canali ufficiali del Comune o dell’ente indicato.
Un ulteriore elemento da considerare è la pressione psicologica: molti falsi avvisi insistono su scadenze ravvicinate o importi “scontati” se pagati immediatamente. È una tecnica ricorrente nel phishing: creare urgenza per ridurre la capacità di controllo e aumentare le possibilità di errore.
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