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Trump oltre ogni limite contro Meloni: «Serve un ordine restrittivo»

Donald Trump pubblica un meme su Truth contro Giorgia Meloni alla vigilia del vertice Nato di Ankara

Donald Trump è tornato ad attaccare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso i social. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara (7-8 luglio), il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato su Truth un meme che ritrae Meloni in un atteggiamento definito di “adorazione”, accompagnandolo con un riferimento alla necessità di un “ordine restrittivo”.

Il contenuto, diffuso in un momento diplomaticamente sensibile, è stato letto come un nuovo episodio di frizione tra Roma e Washington. Il messaggio arriva mentre l’Alleanza si prepara a discutere temi centrali come l’aumento della spesa per la difesa, la postura strategica europea e il quadro di sicurezza collegato ai dossier internazionali più urgenti.

Il nuovo affondo si inserisce in una fase di rapporti deteriorati, dopo settimane di tensioni legate al dossier Iran e, più in generale, al ruolo dell’Italia nel sostegno alle iniziative statunitensi. Quello che in precedenza era stato presentato come un canale privilegiato tra i due leader si è trasformato in una sequenza di dichiarazioni pubbliche, repliche istituzionali e richiami alla sovranità e agli accordi militari.

In vista di Ankara, la priorità formale resta il coordinamento tra alleati. Tuttavia, l’episodio del meme sposta l’attenzione sul clima politico tra i due governi, con il rischio di aggiungere un elemento personale a un contesto già segnato da divergenze operative e di comunicazione.

Dal G7 di Evian alle accuse reciproche

Uno dei passaggi che ha reso pubblica la frattura risale al G7 di Evian, quando le telecamere avevano ripreso un breve scambio tra i leader. Meloni si era avvicinata a Trump insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e, alla battuta sul fatto che i due fossero “di nuovo amici”, la premier aveva risposto: “Siamo sempre stati amici”. Trump aveva replicato con: “Però mi hai abbandonato”.

Nei giorni successivi, il presidente americano ha riportato quell’episodio in termini polemici. In una telefonata televisiva, ha sostenuto che Meloni lo avrebbe “implorato” per una foto al G7, aggiungendo di aver accettato perché gli avrebbe fatto pena. La presidente del Consiglio ha replicato con un video sui social, definendo quelle dichiarazioni “totalmente inventate” e ribadendo: “io e l’Italia non imploriamo mai”.

La vicenda ha avuto ripercussioni anche sul piano istituzionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cancellato la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato la premier per esprimerle solidarietà, secondo quanto riportato nella ricostruzione degli eventi.

Trump ha poi rilanciato ancora su Truth, sostenendo che Meloni avrebbe cercato di “tornare amica” per risalire nei sondaggi e accusandola di aver cambiato posizione sul dossier iraniano. La risposta della premier, con toni più netti rispetto alla consuetudine diplomatica, ha sottolineato che la sua popolarità non dipenderebbe dal rapporto con Trump ma dalla difesa dell’interesse nazionale italiano.

Iran e basi militari: il nodo al centro delle tensioni

Secondo la ricostruzione degli scambi pubblici, il punto politico principale riguarda l’Iran. Trump ha accusato l’Italia di non aver sostenuto in modo adeguato l’azione americana contro Teheran e di non aver consentito l’impiego operativo delle basi italiane nella misura richiesta da Washington. Il tema si è intrecciato con le discussioni sul contributo europeo alla sicurezza e con le richieste statunitensi di maggiore allineamento degli alleati.

In questa cornice, Meloni ha richiamato gli accordi che regolano l’utilizzo delle installazioni militari statunitensi presenti sul territorio italiano. La linea ribadita dal governo è che l’Italia intende rispettare gli impegni internazionali, mantenendo però una piena tutela della propria sovranità nelle decisioni che riguardano l’impiego delle basi.

La questione è tornata al centro del dibattito quando il segretario generale della Nato Mark Rutte ha fatto riferimento all’utilizzo di basi italiane da parte di aerei americani durante la guerra in Iran. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti immediati, sostenendo che la narrazione interna non coinciderebbe con quanto emerso in sede atlantica.

Dal canto suo, il dicastero della Difesa ha respinto l’ipotesi di un coinvolgimento diretto in operazioni di combattimento, insistendo sulla distinzione tra supporto logistico e partecipazione militare. La posizione ufficiale ha richiamato il perimetro degli accordi e le procedure di autorizzazione, indicandoli come riferimento per definire l’effettivo livello di cooperazione operativa.

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