
Nel Lazio cresce in modo significativo il numero di denunce per malattia professionale tra le lavoratrici. In cinque anni, i casi sono aumentati del 68%, passando da 857 nel 2020 a 1.445 nel 2025. È quanto emerge da un’indagine della CGIL regionale, che accende i riflettori su un fenomeno in forte espansione e con implicazioni rilevanti sul piano sociale e sanitario.
Secondo il sindacato, l’incremento si concentra soprattutto negli ultimi due anni, segnale di un possibile peggioramento delle condizioni lavorative, in particolare nell’area di Roma e nel resto della regione.

I settori più colpiti e le fasce d’età a rischio
L’analisi evidenzia che l’aumento delle malattie professionali riguarda in modo particolare alcune categorie di lavoratrici. Le più esposte sono quelle tra i 55 e i 74 anni, una fascia d’età che spesso accumula anni di attività in contesti lavorativi fisicamente e mentalmente impegnativi.
Per quanto riguarda i settori, i dati indicano una maggiore incidenza in ambiti come agricoltura, allevamento, sanità e servizi sociali. Si tratta di comparti caratterizzati da carichi di lavoro elevati, esposizione a rischi fisici e, in molti casi, anche a stress prolungato.
A seguire, risultano coinvolti anche altri settori come lo smaltimento dei rifiuti, le attività sportive e culturali, il commercio, la ristorazione e il comparto alberghiero. Un quadro che mostra come il fenomeno non sia circoscritto a poche categorie, ma si estenda trasversalmente a diversi ambiti produttivi.
Le malattie più diffuse: dal sistema muscolo-scheletrico ai tumori
Le patologie più frequentemente denunciate riguardano il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo. Si tratta di disturbi spesso legati a movimenti ripetitivi, posture scorrette o sforzi fisici prolungati.
Accanto a queste, emergono anche malattie del sistema nervoso, dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, oltre a patologie più gravi come tumori e malattie respiratorie. Questo dato indica una varietà di fattori di rischio, che spaziano dall’ambiente di lavoro alle condizioni organizzative.
In particolare, i disturbi muscolo-scheletrici rappresentano una quota rilevante delle segnalazioni, anche se negli ultimi anni si registra una diminuzione della loro incidenza tra i casi riconosciuti come professionali.
Il nodo dei riconoscimenti: sempre meno casi accettati
Un elemento critico evidenziato dall’indagine riguarda il calo delle malattie effettivamente riconosciute come professionali. Nonostante l’aumento delle denunce, la percentuale di casi accettati è scesa dal 34% nel 2022 al 22% nel 2024.
Il dato solleva interrogativi sulla capacità del sistema di valutare correttamente il nesso tra attività lavorativa e patologia. In particolare, si registra una riduzione significativa nei riconoscimenti legati ai disturbi muscolo-scheletrici:
- infiammazioni del rachide cervicale: dal 39% al 27%
- disturbi degli arti superiori: dal 35% al 21%
- sindrome del tunnel carpale: dal 38% al 21%
Questa dinamica indica un possibile scollamento tra il numero crescente di lavoratrici che segnalano problemi di salute e la percentuale di quelle che riescono a ottenere un riconoscimento ufficiale.
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