L’Iran apre (a metà) alla pace: condizioni rigide
Nonostante l’escalation, da Teheran arrivano segnali cauti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran sarebbe disposto ad ascoltare proposte di pace, ma solo a precise condizioni: risarcimenti per i danni subiti e rispetto delle richieste iraniane.
Allo stesso tempo, però, ha ribadito che il Paese non è disposto ad accettare un cessate il fuoco immediato, lasciando intendere che il conflitto è destinato a proseguire almeno nel breve termine.

Italia e Nato: “Non è una nostra guerra”
Sul piano internazionale, arrivano le prese di posizione dell’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che il conflitto non rientra nelle competenze della NATO.
Pur ribadendo la lealtà agli Stati Uniti, Tajani ha sottolineato che l’Italia non è in guerra e che nessuna richiesta è arrivata in tal senso. Ha inoltre evidenziato l’impegno italiano in altre aree strategiche, come la sicurezza nel Mar Rosso e la difesa di Paesi alleati come Cipro.
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Impiccata una presunta spia del Mossad
Nel frattempo, l’Iran ha annunciato l’esecuzione di un uomo accusato di spionaggio per conto di Israele. La magistratura di Teheran ha reso noto che Kouroush Keyvani è stato impiccato dopo essere stato condannato a morte per aver fornito informazioni sensibili agli agenti del Mossad.
Secondo le autorità iraniane, l’uomo avrebbe collaborato con l’intelligence israeliana fornendo immagini e dettagli su obiettivi strategici del Paese. Si tratta della prima esecuzione dall’inizio della guerra scoppiata il 28 febbraio, un segnale ulteriore dell’inasprimento del clima interno e internazionale.