Attacco combinato con droni e missili su Kiev
Sulla capitale Kiev si è abbattuto un attacco su larga scala con circa 120 droni Shahed-Geran, seguiti dal lancio di missili da piattaforme navali e subacquee russe. I droni sarebbero stati lanciati da tre direzioni per saturare le difese antiaeree e colpire simultaneamente più quartieri. Alcuni ordigni sono precipitati su zone residenziali, colpendo i piani alti dei palazzi e causando incendi. Le immagini mostrano il diciottesimo piano di un edificio gravemente danneggiato, con appartamenti distrutti e facciate crollate. Il bilancio provvisorio parla di almeno due morti e dieci feriti, con numerose persone soccorse.
Dopo i droni, le forze russe hanno lanciato almeno 14 missili da crociera Kalibr diretti verso Kiev, Kherson e altre città. Le autorità ucraine riferiscono di diverse intercettazioni, ma alcuni vettori hanno comunque raggiunto gli obiettivi. I media locali segnalano danni a una fermata della metropolitana utilizzata come rifugio antiaereo. Alcune persone sarebbero rimaste ferite all’ingresso della stazione, altre hanno riportato problemi respiratori a causa del fumo.

Kiev sotto assedio: blackout e disagi ai servizi
Il sindaco Vitali Klitschko ha confermato esplosioni in diversi quartieri e l’attivazione degli allarmi antiaerei in tutto il Paese. Molti residenti hanno trascorso la notte nei rifugi sotterranei. Sono stati segnalati blackout localizzati e problemi alla rete idrica legati ai danni alle infrastrutture energetiche.
La simultaneità degli attacchi su Leopoli e Kiev indica una preparazione prolungata dell’operazione, con l’uso combinato di droni, missili da crociera e, potenzialmente, vettori ipersonici. Secondo gli analisti, l’obiettivo era saturare le difese e colpire nodi strategici del territorio ucraino.
Le forze ucraine dichiarano di aver abbattuto una parte consistente degli ordigni, ma la combinazione di vettori lenti e missili avanzati continua a mettere sotto pressione le capacità difensive.
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Implicazioni per l’Europa e prossimi sviluppi
La possibile conferma dell’uso dell’Oreshnik rappresenterebbe il secondo impiego documentato in un anno di un’arma pensata per la deterrenza strategica. L’episodio viene osservato con attenzione nelle capitali europee, soprattutto per le implicazioni sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche e sui confini NATO.
Le autorità ucraine stanno completando la mappatura dei danni e la raccolta di dati per identificare con precisione le armi impiegate. A livello diplomatico, le prossime ore potrebbero essere decisive per la risposta degli alleati e per il rafforzamento delle difese antimissile.