
La guerra in Iran torna al centro del confronto politico negli Stati Uniti e aumenta la pressione su Donald Trump, a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Un voto della Camera dei rappresentanti e gli ultimi sondaggi indicano un quadro più problematico per la Casa Bianca, anche se il Congresso non ha assunto decisioni in grado di fermare direttamente le operazioni militari.
La vicenda riguarda sia il ruolo del presidente nell’impiego delle forze armate sia l’orientamento dell’opinione pubblica. Mentre il conflitto prosegue e si registrano nuove perdite tra i militari americani, una parte dei parlamentari chiede di riaffermare le prerogative del Congresso.

Guerra in Iran, la Camera approva la risoluzione sui poteri di guerra
La Camera dei rappresentanti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra con 214 voti favorevoli e 208 contrari. Il provvedimento ha ottenuto il sostegno di quattro deputati repubblicani, che hanno votato insieme ai democratici.
Il testo non ha carattere vincolante e non comporta la cessazione automatica delle operazioni degli Stati Uniti contro l’Iran. Il passaggio parlamentare assume però un rilevante peso politico, perché richiama l’autorità del Congresso sulle decisioni relative alla guerra.
La proposta era stata presentata dalla deputata democratica Pramila Jayapal, che aveva sollecitato i colleghi a esprimere un voto di coscienza in aula.
«Questo è un voto che ci chiede di fare quello che è giusto per il popolo americano ed inviare il messaggio più chiaro e più forte al presidente degli Stati Uniti sul fatto che il Congresso, la Camera riaffermano la propria autorità sulla guerra, questa guerra deve finire»
Hanno votato a favore della misura i repubblicani Tom Barrett, Warren Davidson, Thomas Massie e Brian Fitzpatrick, già schierati su una posizione analoga nel mese di giugno.
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