Pressioni internazionali e accuse di interferenze: cosa è successo a Budapest
Sul voto sono intervenuti anche attori esterni. Donald Trump ha ribadito il sostegno a Orbán, invitando gli ungheresi a votarlo e definendolo “un combattente e un vincitore”.
A Budapest è arrivato anche il vicepresidente JD Vance, che ha criticato Bruxelles sostenendo che vi sarebbero interferenze nella politica interna ungherese, contribuendo ad alzare il livello dello scontro.
L’Unione europea ha respinto le accuse di ingerenza, segnalando però il rischio di possibili manipolazioni tramite social network. Orbán ha rilanciato la linea del “nemico esterno”, evocando ancora il ruolo di George Soros e denunciando presunti tentativi di destabilizzazione dall’estero.
La posta in gioco per l’Europa: polarizzazione e nodo Unione europea
La campagna elettorale si è svolta in un contesto di forte polarizzazione e di accuse reciproche. Magyar ha invitato alla calma e ha chiesto a Orbán di accettare il risultato, sostenendo al tempo stesso che in passato sia stato Fidesz a ricorrere a pratiche scorrette e disinformazione.
Un dato viene indicato come elemento stabile nel quadro: il 77% dei cittadini ungheresi vuole restare nell’Unione europea.
L’esito del voto viene considerato rilevante per i futuri rapporti con Bruxelles: una vittoria di Magyar potrebbe aprire una fase diversa nel dialogo con le istituzioni europee, mentre una conferma di Orbán consoliderebbe il fronte sovranista già presente in più Paesi membri.