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“Vergogna, vergognatevi!”. Garlasco, choc su Alberto Stasi: è successo mentre andava al lavoro

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano sul percorso di reinserimento

Il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano si fonda su una valutazione positiva del percorso svolto durante gli anni tra detenzione e semilibertà. Nell’ordinanza vengono richiamati elementi relativi alla condotta tenuta e al rispetto delle prescrizioni previste.

Alberto Stasi davanti al suo luogo di lavoro a Milano

Nel testo dell’ordinanza, i magistrati hanno indicato “l’assenza di profili di pericolosità” e hanno evidenziato che nel periodo di semilibertà “non sono emersi elementi tali da inficiare il percorso di reinserimento sociale”. Nel provvedimento si legge inoltre che l’esecuzione della pena sarebbe proseguita “senza sbavature”, con “assoluta adesione alle regole” e una condotta definita “ineccepibile” dentro e fuori dal carcere.

I giudici hanno anche richiamato il rispetto degli obblighi civili verso la parte civile e hanno indicato che il percorso trattamentale è stato impostato sull’accettazione della condanna, pur continuando Stasi a dichiararsi estraneo ai fatti contestati.

Il caso Chiara Poggi e le reazioni sui social

Come avvenuto in altre occasioni legate al caso Chiara Poggi e al delitto di Garlasco, la notizia ha riattivato il confronto online. In poche ore sono comparsi numerosi commenti, tra posizioni diverse sul diritto alla riservatezza e sull’attenzione mediatica nei confronti della vicenda.

Tra le reazioni circolate: “Non lo mollano gli sciacalli che lo hanno mostrificato per 19 anni.. lo attendono sotto l’ufficio già alla mattina”, “Ha scontato la sua pena, lasciatelo lavorare”, “Il caso Garlasco continua a dividere gli italiani anche dopo tanti anni”, “I giornalisti dovrebbero rispettare maggiormente la privacy”, “Chiara non deve essere dimenticata”, “È giusto seguire la vicenda, ma senza trasformarla in uno spettacolo”, “Dopo tutto questo tempo la verità continua ancora a far discutere”.

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