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Terremoto in Italia, nuova scossa: “Svegliati nel cuore della notte”

Sismografo che registra un terremoto nella zona dei Campi Flegrei

Terremoto in Italia, nuova scossa: “Svegliati nel cuore della notte” – Nel cuore della notte, il silenzio è stato interrotto da un boato improvviso e da una serie di vibrazioni che hanno attraversato le abitazioni della zona flegrea e dell’area nord di Napoli. Molti residenti sono stati destati bruscamente dal sonno, riferendo di essersi svegliati di colpo nel momento in cui vetri, porte e arredi hanno iniziato a tremare con insistenza. In quei secondi, percepiti come molto più lunghi della loro reale durata, numerose persone hanno lasciato il letto per raggiungere corridoi, porte d’uscita o punti ritenuti più sicuri all’interno delle case, nell’attesa che l’oscillazione terminasse.

Terremoto in Italia, nuova scossa: “Svegliati nel cuore della notte”

La scossa principale è stata registrata alle ore 3:23 del 6 gennaio 2026 nella zona dei Campi Flegrei, un’area vulcanica ad alta densità abitativa che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e diversi quartieri occidentali del capoluogo campano. Il movimento tellurico è stato avvertito in modo netto da una vasta porzione di popolazione, in particolare nei piani alti degli edifici e nelle zone più vicine all’epicentro. Numerose segnalazioni sono giunte sui social network e ai centralini dei servizi di emergenza, con cittadini che hanno descritto rumori profondi, vibrazioni secche e un forte senso di spaesamento per l’accaduto notturno.

I sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno attribuito all’evento una magnitudo 3.1, valore che rientra in un intervallo moderato ma comunque capace di provocare una percezione intensa, soprattutto quando l’ipocentro è molto superficiale. L’onda sismica ha interessato un’area già oggetto da tempo di un attento monitoraggio, in quanto inserita nel contesto del noto fenomeno del bradisismo flegreo, caratterizzato da un lento ma continuo sollevamento del suolo. Il terremoto si colloca, infatti, all’interno di una sequenza sismica che prosegue da mesi e che è strettamente connessa alle dinamiche vulcano-tettoniche della caldera dei Campi Flegrei. La combinazione tra sollevamento del terreno, variazioni di pressione dei fluidi sotterranei e fratturazioni crostali superficiali contribuisce alla generazione di eventi sismici frequentemente avvertiti dalla popolazione. In questo quadro, ogni nuova scossa rappresenta un dato ulteriore raccolto dalla rete di sensori per valutare l’evoluzione del fenomeno in corso.

L’epicentro a pochi chilometri da Pozzuoli

Secondo le prime elaborazioni diffuse dai tecnici dell’Ingv, l’ipocentro del sisma notturno è stato localizzato a una profondità di circa 2 chilometri. Una profondità così ridotta è tipica dei terremoti associati ai sistemi vulcanici superficiali e contribuisce a spiegare perché, nonostante una magnitudo non elevata, il movimento sia stato percepito con particolare nettezza. La rottura delle rocce a pochi chilometri dalla superficie produce, infatti, onde sismiche che raggiungono rapidamente gli edifici, generando vibrazioni brevi ma intense, accompagnate talvolta da rumori cupi.

L’epicentro dell’evento è stato individuato in un’area situata a circa 5 chilometri dal centro di Pozzuoli, all’interno del perimetro della caldera flegrea. Il risentimento sismico è stato segnalato in modo particolare nei comuni di Pozzuoli, Bacoli e Quarto, oltre che nei quartieri occidentali di Napoli come Bagnoli, Fuorigrotta e Pianura. In questi contesti urbani, la struttura degli edifici, la tipologia dei terreni e la distanza dall’ipocentro influiscono in maniera significativa sulla modalità con cui l’oscillazione viene avvertita dalla popolazione. La combinazione tra magnitudo moderata e ipocentro molto superficiale rende questi eventi sismici particolarmente evidenti anche a chi si trova in stato di riposo, come nelle ore notturne. Molti residenti hanno riferito una sensazione di scossa secca, seguita da pochi istanti di tremore e da qualche rumore proveniente da mobili, infissi e oggetti sospesi. Altri hanno segnalato di aver percepito esclusivamente un boato, senza un’oscillazione marcata del pavimento, dinamica che spesso accompagna i terremoti di natura vulcanica e che può dipendere dalla propagazione delle onde nel sottosuolo.

La zona dei Campi Flegrei è da anni sottoposta a un monitoraggio continuo proprio per la sua peculiare natura geologica e per l’elevata concentrazione di insediamenti urbani. Le reti di sismometri, inclinometri, stazioni GPS e sistemi di analisi dei gas vulcanici consentono di raccogliere, 24 ore su 24, dati fondamentali per la comprensione dei processi in atto sotto la superficie. Ogni nuovo evento, anche di bassa magnitudo, contribuisce ad arricchire la base di informazioni utilizzata dai ricercatori per valutare la stabilità e l’evoluzione della caldera.

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