
La morte di Federica Torzullo, 41 anni, si inserisce nel drammatico quadro dei femminicidi in Italia e porta nuovamente l’attenzione sulla violenza che avviene in ambito domestico. Secondo gli atti d’indagine, il caso riguarda una relazione coniugale in forte crisi, segnata dalla prospettiva di una separazione e da un progressivo deterioramento dei rapporti, fino alla notte in cui la donna viene uccisa all’interno dell’abitazione di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma.
Le autorità giudiziarie stanno ancora analizzando in modo dettagliato la dinamica dell’omicidio e le fasi successive, alla luce della confessione resa dal marito, Claudio Carlomagno, ora indagato per femminicidio e occultamento di cadavere. Gli investigatori stanno verificando la coerenza del suo racconto e l’eventuale presenza di punti ancora da chiarire.


«L’ho uccisa nella doccia»: la confessione di Claudio Carlomagno
Nel corso dell’interrogatorio, secondo quanto riportato dagli inquirenti, Claudio Carlomagno avrebbe descritto con precisione il momento in cui ha aggredito la moglie Federica Torzullo. “L’ho uccisa nella doccia” è la frase Claudio Carlomagno avrebbe pronunciato davanti agli investigatori parlando della moglie Federica Torzullo, assassinata con 23 coltellate lo scorso 9 gennaio nella casa in cui la coppia viveva ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma. L’uomo è ora indagato per femminicidio e occultamento di cadavere. “Quando ho sentito che sarebbe andata via di casa, portando via nostro figlio e minacciandomi di non farmelo vedere spesso, non ho capito più nulla e l’ho uccisa”, avrebbe aggiunto durante la confessione resa nel carcere di Civitavecchia, dove è detenuto da domenica 18 gennaio.
Dalla ricostruzione agli atti emerge che la vittima sarebbe stata raggiunta in bagno, mentre si trovava nuda e stava per entrare nella doccia. La donna, che avrebbe manifestato al marito la volontà di separarsi, sarebbe stata colpita al collo con un coltello custodito nel bagno e normalmente utilizzato per sturare il lavandino. “Si era accasciata priva di sensi”, avrebbe raccontato l’indagato, precisando che l’intera sequenza, dall’aggressione alle azioni successive, si sarebbe sviluppata in un arco temporale di circa 40 minuti.
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