
La tensione dentro Rai Sport è esplosa in modo pubblico e clamoroso a ridosso di uno degli appuntamenti più attesi: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Nella mattinata di lunedì 26 gennaio 2026, durante il telegiornale sportivo, una parte della redazione ha scelto di portare le proprie contestazioni direttamente in onda.
In diretta è stato letto un comunicato del Comitato di redazione che denuncia una gestione fallimentare e scelte giudicate poco trasparenti nella conduzione della testata. Il messaggio, rivolto all’azienda e al pubblico, mette al centro la preoccupazione per la qualità del servizio che il servizio pubblico sarà in grado di garantire durante l’evento olimpico.
Il caso arriva in un momento particolarmente delicato: mancano pochi giorni alla cerimonia di apertura e l’organizzazione editoriale dovrebbe trovarsi nella fase finale di rodaggio. Invece, la frattura tra vertici e giornalisti si è trasformata in un confronto aperto, con il rischio che il conflitto interno finisca per pesare sulla copertura di gare, collegamenti e approfondimenti.
La protesta punta a richiamare l’attenzione su scelte operative e organizzative considerate non adeguate. Sullo sfondo c’è anche il tema delle risorse economiche e della loro distribuzione, con la redazione che segnala effetti negativi sull’efficienza e sulla valorizzazione delle professionalità interne.

Lo stato di agitazione e la rottura con la direzione
Lo stato di agitazione proclamato dai giornalisti non nasce da un singolo episodio, ma viene descritto come l’esito di un malessere accumulato nel tempo. Un passaggio chiave risale a martedì 21 gennaio, quando l’assemblea dei giornalisti ha formalizzato una presa di posizione netta, esprimendo sfiducia nei confronti del direttore Paolo Petrecca.
Nel comunicato letto in televisione, il Comitato di redazione ha sostenuto che i modelli produttivi progettati per la copertura di Milano Cortina sarebbero inadeguati rispetto alle esigenze di un evento seguito a livello globale. La critica riguarda la capacità della testata di reggere ritmi e standard richiesti, soprattutto considerando che l’evento si svolge in Italia.
Tra i rilievi principali vengono indicati l’organizzazione delle squadre di lavoro e la definizione dei compiti tra studi centrali, inviati e strutture territoriali. Secondo la redazione, l’impostazione prevista non garantirebbe continuità e solidità editoriale per l’intera durata dei Giochi.
Il nodo degli inviati e l’accusa di penalizzazione del personale interno
Uno dei punti più contestati riguarda la composizione del gruppo che seguirà gare e appuntamenti collaterali, con attenzione particolare agli inviati e alle figure chiamate a commentare e analizzare le competizioni. I giornalisti interni denunciano quella che definiscono una penalizzazione dei professionisti della testata, sostenendo che vengano privilegiate collaborazioni esterne.
Secondo quanto riportato dalla redazione, il ricorso a figure esterne sarebbe diventato frequente e oneroso, soprattutto in un periodo segnato da tagli e da richieste di contenimento delle spese. La contestazione, così come formulata, non riguarda solo l’opportunità editoriale, ma anche l’impatto economico: l’idea espressa è che l’azienda sostenga costi significativi pur disponendo internamente di competenze già strutturate e consolidate.
Il tema viene posto anche come questione di riconoscimento professionale: la redazione rivendica la presenza di competenze specifiche sulle discipline invernali e sui grandi eventi sportivi, chiedendo che vengano valorizzate nella pianificazione olimpica.
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