Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Cuore bruciato, orrore nell’orrore: “Era già successo”. Viene fuori una verità atroce

Domenico Caliendo, bimbo di due anni al centro dell’inchiesta sul trapianto di cuore

Proseguono gli accertamenti sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore effettuato con un organo ritenuto compromesso. Ma ora, come riportato dal TG1, emergono nuove indiscrezioni rilevanti.

Secondo quanto emerso, la Procura di Napoli starebbe infatti valutando di estendere l’attenzione investigativa ad altri due episodi considerati sospetti, avvenuti nello stesso centro trapianti, per verificare eventuali criticità nelle procedure.

Trapianto fallito a Napoli, a che punto sono le indagini

Nuovi elementi sarebbero contenuti in una relazione di 295 pagine trasmessa dalla Regione Campania al Ministero della Salute. Nel documento viene riportato che la struttura disponeva già dal 2023 di strumenti avanzati per il trasporto degli organi, tra cui il sistema “Paragonix”, descritto come un contenitore di nuova generazione pensato per garantire condizioni ottimali di conservazione.

In base a quanto indicato negli atti, a dicembre risultavano disponibili tre dispositivi: due collocati in sala trapianti e uno tenuto come scorta in farmacia. Il quadro ricostruito nella relazione è ora al vaglio degli investigatori, che stanno acquisendo documentazione e riscontri sulle dotazioni e sul loro effettivo impiego nelle procedure.

Ospedale e immagini collegate al caso Domenico Caliendo

Domenico morto dopo il trapianto di cuore: ricostruzione degli eventi

Nonostante la presenza della tecnologia, l’équipe coinvolta nel prelievo del cuore destinato al bambino avrebbe riferito agli inquirenti di “non essere a conoscenza” della disponibilità del dispositivo nella struttura. In assenza del contenitore tecnologico, il trasferimento dell’organo da Bolzano a Napoli sarebbe avvenuto, secondo la ricostruzione, in condizioni ritenute non adeguate dagli investigatori.

Dalle dichiarazioni raccolte emergerebbe inoltre un ulteriore elemento ritenuto rilevante per l’inchiesta: un operatore della sala operatoria dell’ospedale di Bolzano avrebbe riferito che l’équipe proveniente da Napoli non aveva con sé il contenitore sterile necessario. Nel verbale si fa riferimento all’uso di un contenitore di plastica impiegato per esami istologici, non sterile e normalmente destinato ai pezzi anatomici; l’organo, sempre secondo quanto riportato, sarebbe stato inserito in un sacchetto e poi collocato in quel recipiente.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Successiva
Pagine: 1 2
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure