
Il confronto televisivo sulla politica internazionale si è acceso durante Otto e mezzo su La7, in un contesto segnato dalle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Nel corso della puntata, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino hanno animato un botta e risposta incentrato sulla linea dell’Italia e del governo guidato da Giorgia Meloni rispetto agli sviluppi del conflitto.
Il dibattito ha ruotato attorno all’interpretazione delle responsabilità nell’escalation e alla distinzione tra aggressore e aggredito, con posizioni contrapposte sulle scelte diplomatiche e sulle conseguenze per l’Italia.

Otto e mezzo, il confronto sul ruolo dell’Italia nella crisi con l’Iran
Durante la trasmissione, Italo Bocchino ha difeso la posizione dell’esecutivo e ha contestato l’impostazione di Marco Travaglio sul tema dell’aggressione e della reazione degli alleati. Nel suo intervento, Bocchino ha richiamato iniziative di supporto e presenza italiana in aree strategiche del Mediterraneo e del Golfo, collegandole alla necessità di sostenere Paesi partner e alleati.
“Quanto alla tesi di Travaglio sull’aggredito e l’aggressore, ricordo che l’Italia sta aiutando gli aggrediti: mandare una nave a Cipro significa aiutare un partner della Ue aggredito dall’Iran, mandare l’aiuto al Kuwait significa aiutare un paese alleato nel Golfo che sta ricevendo i missili da parte dell’Iran. Lì c’era un regime – prosegue – una tirannia che comprimeva la libertà dei giovani, delle donne, degli omosessuali, quindi non è che stiamo parlando di un povero aggredito. Quando viene abbattuto un regime e viene ucciso Khamenei, sicuramente c’è da festeggiare“.

L’intervento di Lilli Gruber sul quadro politico in Iran
Nel corso dello scambio, la conduttrice Lilli Gruber è intervenuta per precisare un passaggio relativo alla situazione interna iraniana, affermando: “Non è stato abbattuto nessun regime – Il regime è ancora lì, come in Venezuela“.
La risposta di Marco Travaglio è arrivata subito dopo ed è stata concentrata sulla lettura geopolitica del conflitto e sulle responsabilità, secondo lui, attribuibili anche agli alleati occidentali.
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