
Si chiude una fase rilevante della storia della criminalità organizzata calabrese: è morto a 79 anni Giuseppe Commisso, noto come “U Mastru”, ritenuto per anni una figura apicale della ’ndrangheta nella Locride. L’uomo era detenuto in regime di 41-bis in un istituto penitenziario del Nord Italia.
Resta però un elemento ancora non completamente definito: la ricostruzione delle sue ultime ore. Le prime informazioni riferiscono di un peggioramento delle condizioni di salute negli ultimi giorni. La morte, secondo una versione, sarebbe sopraggiunta dopo un trasferimento in ospedale; secondo altre indicazioni, invece, il decesso sarebbe avvenuto direttamente all’interno del carcere.
In questa fase, gli accertamenti puntano a chiarire con precisione tempi e modalità del decesso, anche per ricostruire la sequenza degli eventi: dal possibile aggravamento clinico, alle procedure di assistenza sanitaria, fino all’eventuale ricovero.

La richiesta dei familiari e l’intervento della Procura
Parallelamente, sul piano giudiziario e amministrativo si attendono le determinazioni delle autorità competenti: la salma non risulta ancora trasferita nel paese d’origine, mentre proseguono le verifiche necessarie prima di qualsiasi decisione definitiva.
I familiari di Commisso hanno chiesto che venga fatta piena chiarezza, depositando un’istanza alla Procura di Milano per l’accertamento di eventuali profili di responsabilità. Al momento, non sono stati comunicati esiti ufficiali, ma la richiesta mira a definire con precisione cause e circostanze del decesso.
In base alle prassi in situazioni analoghe, non è escluso che l’autorità giudiziaria disponga ulteriori verifiche, compresa l’autopsia, qualora ritenuta necessaria a stabilire le cause esatte della morte e a fugare ogni dubbio sulle condizioni cliniche e sull’assistenza prestata.
Funerali riservati e tempi tecnici
Anche l’organizzazione delle esequie resta subordinata alle decisioni degli organi competenti. L’orientamento, secondo quanto filtra, sarebbe verso funerali in forma riservata, con possibili prescrizioni e limitazioni definite dalla Questura di Reggio Calabria, in linea con le misure adottate in passato in casi legati a esponenti di vertice della criminalità organizzata.
La gestione del post-mortem, inoltre, può comportare tempi tecnici più lunghi, soprattutto quando vi siano accertamenti in corso o quando si renda necessario attendere autorizzazioni specifiche per il trasferimento della salma e per lo svolgimento della cerimonia funebre.
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