
Il caso della morte di Antonella e della figlia Sara, avvenuta dopo Natale in seguito a un avvelenamento da ricina, continua a scuotere Campobasso. La Procura e la Polizia stanno ricostruendo con attenzione ogni passaggio, tra testimonianze, accertamenti tecnici e verifiche su quanto accaduto nelle ore precedenti i malori.
Nelle ultime ore si è riacceso l’interesse investigativo su una possibile contaminazione avvenuta in ambito domestico, con l’ipotesi che l’intossicazione possa essersi sviluppata in più momenti. In parallelo, gli inquirenti stanno passando al setaccio incongruenze e dettagli emersi dalle deposizioni, nel tentativo di chiarire come una sostanza così letale sia entrata nella quotidianità di una famiglia.
Un passaggio considerato cruciale riguarda l’audizione di Maria, settantenne ascoltata per circa tre ore in Questura di Campobasso. All’uscita, la donna ha sostenuto: «È stato un fatto accidentale». Interpellata su come la ricina possa essere arrivata nell’abitazione del nipote, ha risposto: «E che ne so io…», aggiungendo che la figlia Laura Di Vita è «molto serena».
Maria è la madre di Laura, cugina di Gianni, il capofamiglia che ha perso moglie e figlia. La Mobile, guidata da Marco Graziano, sta lavorando per «stringere il cerchio» e dare una lettura unitaria ai numerosi elementi raccolti: secondo quanto trapela, sarebbero oltre cinquanta le testimonianze già acquisite tra familiari e persone vicine al nucleo coinvolto.

Indagini a Campobasso: dal fronte sanitario alla pista della ricina
Nella fase iniziale dell’inchiesta l’attenzione si era concentrata su cinque medici dell’ospedale, chiamati a rispondere dell’eventuale sottovalutazione dei sintomi accusati dalle due donne. Il quadro, però, è cambiato dopo un passaggio ritenuto determinante: l’allerta del Centro antiveleni, arrivata a marzo, che ha orientato gli investigatori verso una dinamica diversa rispetto a quella ipotizzata all’inizio.
Da quel momento, l’indagine ha preso in considerazione la possibilità di un duplice omicidio. Gli investigatori non escludono un’azione consapevole e preparata: la ricina è una sostanza estremamente pericolosa e, secondo quanto viene evidenziato nell’inchiesta, la sua natura e le sue caratteristiche rendono particolarmente complessa la ricerca di tracce e riscontri a distanza di tempo.
Un dettaglio che continua a essere valutato riguarda la distribuzione delle tracce della sostanza: la ricina sarebbe stata rilevata nei corpi delle vittime, ma non nel sangue di Gianni. Un elemento che, per chi indaga, impone una ricostruzione accurata delle abitudini in casa, dei contatti avuti nei giorni precedenti e delle possibili modalità di esposizione.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva