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Caso Minetti, Giorgia Meloni rompe il silenzio: l’annuncio su Nordio

Caso Minetti, polemiche sulla grazia: Meloni frena sulle dimissioni di Nordio, chiesti accertamenti

Un caso che si muove tra giustizia, politica e istituzioni, con un equilibrio delicato che ora rischia di incrinarsi. A Roma, nelle stanze di Palazzo Chigi, la linea del governo prende forma mentre la vicenda legata alla grazia a Nicole Minetti continua ad allargarsi, trascinando con sé interrogativi e tensioni. La premier rompe il silenzio, ma senza sciogliere tutti i nodi.

Caso Minetti, polemiche sulla grazia: Meloni frena sulle dimissioni di Nordio, chiesti accertamenti

Minetti-gate, Meloni difende Nordio ed esclude le dimissioni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene direttamente sul caso Minetti e lo fa con parole nette: «Mi fido di lui, escludo le dimissioni». Il riferimento è al ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito al centro delle polemiche dopo la concessione della grazia all’ex parlamentare.

Meloni chiarisce subito il perimetro istituzionale: la competenza sulla grazia «non è mia» e quindi «non è opportuno» entrare nel merito della decisione del Quirinale. Tuttavia, apre alla necessità di approfondimenti: «Sono d’accordo sul fatto che vanno fatti ulteriori accertamenti». Una posizione, riportata dal Messaggero, che prova a tenere insieme prudenza e difesa dell’operato governativo, mentre la vicenda continua a evolversi anche sul piano giudiziario.

Caso Minetti, polemiche sulla grazia: Meloni frena sulle dimissioni di Nordio, chiesti accertamenti

Caso Minetti, i dubbi sull’iter della grazia

Nel corso della conferenza stampa, Meloni ricostruisce i passaggi che hanno portato alla grazia per Nicole Minetti, condannata nel processo Ruby bis. «Ho parlato con il ministro ieri al telefono quando è uscita la lettera del Quirinale per chiedere che cosa fosse accaduto», spiega, sottolineando di aver appreso la notizia «dalla stampa».

La premier insiste sul fatto che, allo stato attuale, non emergono anomalie: «Non potrei dire che nell’iter di tutta la vicenda ci sia stato fino ad oggi qualcosa di errato, di particolare, di strano, di curioso rispetto a quello che accade per le altre 1245 richieste di grazia». Il parere del ministero, spiegano fonti di governo, sarebbe stato un atto «meramente notarile», in linea con quanto accade nella prassi, dove difficilmente si discosta dalle valutazioni della magistratura.

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