
Proseguono le indagini sul caso della testa trafugata dal corpo di Pamela Genini. Gli accertamenti, avviati dopo la scoperta della profanazione al cimitero, sono concentrati sulla ricostruzione dei movimenti nell’area e sull’analisi di elementi documentali e patrimoniali collegati alla vittima. Al momento, secondo quanto riferito, non risultano persone formalmente indagate per il presunto vilipendio di cadavere.
Un passaggio recente riguarda l’iniziativa dell’ex compagno della donna, Francesco Dolci, che si è presentato in Procura a Bergamo insieme al proprio legale, depositando una memoria difensiva. Il procedimento è coordinato dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.

Memoria difensiva depositata in Procura: i contenuti
Nel documento consegnato agli inquirenti, Francesco Dolci avrebbe indicato una serie di nominativi di persone che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero avuto contatti o rapporti con Pamela Genini. L’atto, stando alle informazioni disponibili, è stato acquisito agli atti e potrà essere valutato nell’ambito delle verifiche in corso sul contesto relazionale della vittima.
Gli investigatori, nel frattempo, proseguono gli accertamenti senza che vi siano, allo stato, contestazioni formali per la profanazione del corpo. Questo elemento viene indicato come uno dei fattori che evidenziano la complessità della ricostruzione dei fatti.

Cassette di sicurezza intestate a Pamela Genini: gli accertamenti
Tra i profili considerati rilevanti nell’inchiesta figura quello delle cassette di sicurezza intestate a Pamela Genini. Secondo quanto riportato e sulla base di dichiarazioni ritenute attendibili, la donna disporrebbe di almeno tre cassette tra Milano e Bergamo, con un contenuto complessivo stimato tra i 300 e i 400 mila euro.
In una di queste cassette, sempre secondo le informazioni emerse, sarebbe stato custodito il certificato di garanzia di un orologio di valore che non risulterebbe al momento rinvenuto. Viene inoltre citata la presenza di un conto corrente con ulteriori disponibilità economiche.
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