
La vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco registra un nuovo sviluppo: l’ex capitano dei carabinieri Gennaro Cassese, oggi 62 anni, è finito nel registro degli indagati in un filone che riguarda la correttezza di alcuni atti d’indagine e delle dichiarazioni rese in Procura.
Il punto centrale riguarda presunte incongruenze nei verbali di interrogatorio relativi ad alcuni amici di Marco Poggi, risalenti al 4 ottobre 2008. L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare su orari e modalità di redazione degli atti, ritenuti non coerenti tra loro.
La decisione matura dopo l’audizione del 27 giugno scorso presso la Procura di Pavia, davanti all’aggiunto Stefano Civardi e alla pm Giuliana Rizza. In quell’occasione, un passaggio procedurale ha segnato un cambio di passo: «Il pubblico ministero legge l’articolo 371 bis c.p. che punisce le dichiarazioni non solo false ma anche reticenti e interrompe il verbale».
Cassese, che all’epoca coordinò una fase delicata delle investigazioni, è ora chiamato a rispondere dell’ipotesi di false informazioni al pm, nell’ambito di un accertamento che mira a ricostruire con precisione quanto accadde durante quelle escussioni.

L’audizione in Procura e il contesto dell’indagine
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, i magistrati avrebbero riscontrato “anomalie” nei verbali relativi agli interrogatori degli amici di Marco Poggi. Il tema non riguarda il merito del caso, ma la regolarità della documentazione e la coerenza tra gli orari indicati negli atti e le attività effettivamente svolte.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su una possibile sovrapposizione di interrogatori che, stando ai verbali, sarebbero stati condotti in contemporanea dalle stesse persone ma in locali differenti. Tra i nomi citati negli atti compare anche il maresciallo Flavio Devecchi.
In quel contesto, viene richiamata anche la consegna dello scontrino-alibi del parcheggio di Vigevano da parte di Andrea Sempio. Gli investigatori ipotizzano che quel documento possa essere stato recuperato dalla madre del giovane e non direttamente da lui: un elemento che, nell’ottica della Procura, rende ancora più rilevante la ricostruzione puntuale di tempi e passaggi procedurali.
Un ulteriore aspetto contestualizzato dagli inquirenti riguarda un episodio sanitario avvenuto durante l’incontro: Sempio, allora ventenne, sarebbe stato colto da un malore tale da richiedere l’intervento di un’ambulanza. Secondo quanto ricostruito, questo evento non risulterebbe riportato nel verbale ufficiale, circostanza che ha alimentato interrogativi sulla completezza dell’atto.
Le incongruenze sugli orari nei verbali del 4 ottobre 2008
Il nodo principale indicato dalla Procura riguarda la compatibilità degli orari. Durante la riconvocazione a Pavia, i pm avrebbero evidenziato la sovrapposizione tra l’escussione di Andrea Sempio (indicata tra le 10.30 e le 14.40) e quella di Alessandro Biasibetti (tra le 11.25 e le 12.10).
Di fronte a questa contestazione, Cassese ha fornito una spiegazione che richiama la possibilità di una sospensione non annotata: «Non escludo, anche se non ne ho un ricordo, che il verbale di Sempio sia stato interrotto, benché non se ne dia atto per attendere lo scontrino».
Gli inquirenti avrebbero inoltre richiamato anche il verbale di Mattia Capra, redatto negli stessi locali e nelle stesse ore, un elemento che renderebbe la sovrapposizione temporale ancora più problematica. L’ex capitano ha ribadito una ricostruzione prudente: «Posso solo supporre che sia mancante la sospensione del verbale e abbiamo svolto altra istruttoria mentre il verbale di Sempio era sospeso».
In sostanza, l’ipotesi considerata nella ricostruzione difensiva è che si siano svolte attività parallele durante una sospensione non formalizzata nel documento. Proprio l’assenza di una traccia scritta di tale sospensione rappresenta, nell’impostazione dell’accusa, un punto sensibile sotto il profilo della completezza e dell’affidabilità dell’atto.
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