
La verità giudiziaria è arrivata dopo quasi tre anni di indagini, colpi di scena e un processo che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera città. Nella notte, dopo oltre sedici ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Rimini ha pronunciato il verdetto destinato a segnare uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni.
L’attesa all’interno del tribunale era altissima. Familiari, avvocati, giornalisti e semplici curiosi hanno seguito minuto dopo minuto le fasi finali del procedimento. Quando la presidente della Corte, la giudice Fiorella Casadei, ha letto il dispositivo, nell’aula gremita si è levato un forte boato seguito da un lungo applauso. Un’emozione che ha travolto soprattutto l’uomo finito al centro dell’inchiesta fin dai primi mesi delle indagini.
Pierina Paganelli, arrivata la sentenza
Per mesi il dibattimento aveva cercato di fare luce sull’omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata di 78 anni trovata senza vita nel garage del condominio di via del Ciclamino. Un delitto che aveva sconvolto Rimini e che, nel corso del tempo, aveva portato alla luce rapporti personali complessi, tensioni familiari e una rete di relazioni che avevano alimentato sospetti e ricostruzioni investigative.
Gli inquirenti avevano concentrato la loro attenzione sui vicini di casa della vittima. Tra intercettazioni, testimonianze, analisi tecniche e ricostruzioni dei movimenti dei protagonisti, il caso aveva assunto dimensioni sempre più rilevanti, trasformandosi in uno dei processi più seguiti degli ultimi anni.

Accanto all’imputato c’era la moglie Valeria Bartolucci, che in questi anni non ha mai smesso di difenderlo pubblicamente. A caldo, subito dopo il verdetto, ha dichiarato: “Ho acquistato molta fiducia nella giustizia”. In aula era presente anche un gruppo di circa trenta conoscenti senegalesi di Dassilva, arrivati per assistere alla sentenza.
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