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“Ha aiutato Sempio”. Garlasco, l’ultima clamorosa ipotesi: gli indizi

Diciannove anni dopo uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana, il delitto di Garlasco continua a generare interrogativi e nuove piste investigative. Quella che sembrava una vicenda ormai definita dal punto di vista giudiziario è tornata infatti al centro dell’attenzione grazie a una serie di approfondimenti tecnici che stanno portando gli investigatori a rileggere alcuni dettagli della scena del crimine sotto una luce diversa.

Le più recenti analisi sulle tracce ematiche rinvenute nella villetta di via Pascoli hanno riacceso il dibattito tra consulenti, criminologi e magistrati. Al centro delle nuove valutazioni c’è una domanda destinata a far discutere: e se quella mattina non ci fosse stato un solo aggressore? L’ipotesi che sulla scena dell’omicidio possano aver agito due persone sta tornando con forza nelle ricostruzioni elaborate dagli esperti.

L’ipotesi dei due aggressori che riapre il dibattito

A spingere verso questa teoria sono soprattutto alcuni elementi legati alla posizione del corpo di Chiara Poggi e alla distribuzione delle tracce di sangue all’interno dell’abitazione. Gli specialisti che sostengono questa ricostruzione ritengono che alcune anomalie osservate sulla scena possano essere più facilmente spiegate ipotizzando la presenza di più soggetti coinvolti nell’azione criminale.

Particolare attenzione viene riservata all’altezza degli schizzi di sangue individuati sullo stipite della porta del corridoio, in prossimità del telefono, così come alle tracce rilevate sulla porta a soffietto. A questi elementi si aggiunge un altro dettaglio ritenuto significativo: le vere e proprie pozze di sangue iniziano soltanto dal quarto gradino delle scale della cantina, mentre i primi gradini risultano interessati prevalentemente da semplici gocciolature.

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