
La crisi tra Stati Uniti e Iran registra un’ulteriore escalation. Nella notte italiana, secondo quanto riferito dal Comando centrale degli Stati Uniti, le forze americane hanno condotto una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari nel sud dell’Iran, nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici e commerciali. Washington indica come bersagli sistemi di comunicazione sorveglianza radare difese aeree. Diverse segnalazioni hanno parlato di esplosioni in località tra cui Bandar Abbas, Qeshm, Hengam, Sirik e Minab.
Parallelamente, la Guardia rivoluzionaria iraniana ha dichiarato di aver colpito installazioni legate agli Stati Uniti in più Paesi della regione, tra cui Giordania, Kuwait e Bahrain. Le autorità del Kuwait hanno disposto la chiusura temporanea dello spazio aereo, mentre in Bahrain sono scattati nuovi allarmi. Gli Stati Uniti hanno smentito che navi americane siano state colpite nello Stretto di Hormuz e contestano la ricostruzione iraniana su una chiusura totale del passaggio marittimo. Sul piano politico, Donald Trump ha affermato che ulteriori raid restano possibili in assenza di un accordo.

Raid Usa nel sud dell’Iran: obiettivi e aree interessate
Secondo il Centcom, l’operazione statunitense ha interessato infrastrutture considerate rilevanti per le capacità operative iraniane nell’area dello Stretto di Hormuz. In particolare, Washington parla di sistemi di comunicazione, sorveglianza, radar e difese aeree.
Nelle prime ore della notte, diverse segnalazioni hanno indicato esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm, Hengam, Sirik e Minab. Fonti iraniane hanno inoltre riferito dell’attivazione delle difese aeree in più zone del Paese.

La risposta di Teheran: attacchi rivendicati contro basi legate agli Stati Uniti
La Guardia rivoluzionaria iraniana ha rivendicato azioni contro basi e siti militari collegati agli Stati Uniti in Paesi del Golfo. Tra le località citate rientrano il Kuwait e il Bahrain, dove, secondo quanto sostenuto da Teheran, sarebbero stati colpiti obiettivi ritenuti strategici.
In un aggiornamento successivo, le Guardie rivoluzionarie hanno indicato anche la Giordania tra i Paesi interessati dalle operazioni, ampliando lo scenario a un contesto regionale più esteso.
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