
Le ricerche vanno avanti senza interruzioni, ma col passare delle ore aumenta la preoccupazione. Di Luigi Cavallari, scomparso dopo un tuffo nel Lago di Vico, non c’è ancora traccia.
Sommozzatori, forze dell’ordine e squadre specializzate stanno scandagliando ogni metro del bacino, ma la complessità del fondale rende tutto più difficile. Intanto, attorno al lago cresce il silenzio e l’apprensione di chi conosce bene quella zona e sa che, in casi simili, il tempo può diventare un fattore decisivo.

Le voci degli abitanti: “Qui sotto può succedere di tutto”
Tra i residenti e i pescatori della zona circolano racconti che alimentano il timore. Chi vive da anni attorno al Lago di Vico descrive un ambiente insidioso, molto diverso da quello che appare in superficie.
Secondo chi conosce il bacino, il fondale è caratterizzato da vegetazione molto fitta, canaloni profondi e correnti improvvise che possono trascinare verso il basso o bloccare un corpo tra le piante sommerse.
Alcuni volontari parlano apertamente della possibilità che, in determinate condizioni, un corpo possa restare intrappolato sott’acqua per giorni o persino mesi.
Un lago già segnato da tragedie
Negli ultimi quindici anni, il lago è stato teatro di diversi episodi drammatici. Dal 2011 si contano almeno sei vittime legate ad annegamenti o malori in acqua.
In alcuni casi, i corpi sono stati recuperati solo dopo settimane. In altri, sono riaffiorati casualmente o sono rimasti impigliati nelle reti dei pescatori.
Uno dei casi più inquietanti riguarda una vittima mai identificata. L’ultimo episodio risale allo scorso anno, quando un uomo perse la vita dopo un malore proprio nella stessa area dove ora è scomparso Cavallari.
Una sequenza di eventi che pesa sulla memoria collettiva della zona.
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