
L’uccisione di Luigi Esposito, conosciuto come Luca, resta al centro delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno. Il giornalista è stato trovato senza vita nell’area di Eboli: secondo la ricostruzione fin qui emersa, sarebbe stato raggiunto da colpi di arma da fuoco e il corpo sarebbe stato poi incendiato. Un delitto grave, sul quale gli investigatori stanno conducendo accertamenti per definire tempi, luoghi e responsabilità.
La vicenda ha avuto un forte impatto nella comunità campana e nell’ambiente dell’informazione sportiva locale, dove Esposito era conosciuto per la sua attività editoriale. Parallelamente agli approfondimenti sulle ultime ore della vittima, gli inquirenti stanno esaminando un elemento che ha assunto rilievo nell’inchiesta: la posizione lavorativa che il cronista avrebbe descritto a colleghi e conoscenti per molto tempo.

La verifica sull’attività professionale dichiarata
Esposito raccontava di lavorare, con incarichi da dipendente o da dirigente, per l’ente regionale che si occupa della protezione ambientale. Quel riferimento, presentato come parte stabile della sua quotidianità, è stato però smentito dall’ente stesso. In una comunicazione ufficiale, la struttura ha precisato che nei propri archivi non risulta alcun rapporto professionale con il giornalista, né attuale né precedente.
La precisazione riguarda ogni possibile forma di collaborazione indicata nella ricostruzione: non risultano assunzioni, ruoli dirigenziali, consulenze o altri incarichi esterni. Il dato non attribuisce di per sé responsabilità per l’omicidio e non consente conclusioni sul movente, ma rappresenta un aspetto che l’autorità giudiziaria intende chiarire. Gli accertamenti dovranno stabilire perché quella versione professionale fosse stata riferita e se possa avere un collegamento con gli ambienti frequentati dalla vittima.