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Sport in lutto, addio a una vera leggenda

Ci sono allenatori che vincono partite e allenatori che finiscono per lasciare un segno molto più profondo. Don Nelson apparteneva alla seconda categoria. Per oltre tre decenni ha attraversato la storia della pallacanestro americana prima in campo e poi in panchina, diventando una delle figure più riconoscibili e innovative della NBA. Ora quella lunga avventura si è conclusa: Nelson è morto a 86 anni, come comunicato dalla sua famiglia.

Il suo nome è indissolubilmente legato alla NBA, competizione nella quale ha lavorato complessivamente per 31 stagioni. Nelson ha avuto un ruolo importante soprattutto con tre franchigie: Boston Celtics, Milwaukee Bucks, Golden State Warriors e Dallas Mavericks, lasciando un’impronta diversa in ciascuna delle esperienze. Nel 2012 è arrivato anche il massimo riconoscimento individuale: l’ingresso nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, il tempio che raccoglie le più grandi personalità della storia del basket.

Ma il suo rapporto con la pallacanestro americana era iniziato molto prima di diventare uno degli allenatori più conosciuti della lega.

I cinque titoli conquistati da giocatore

Prima di diventare protagonista in panchina, Nelson era stato un giocatore dei Boston Celtics. Con la franchigia più titolata della NBA ha conquistato cinque campionati, negli anni 1966, 1968, 1969, 1974 e 1976. Un legame rimasto fortissimo anche dopo il ritiro. I Celtics hanno infatti deciso di ritirare la sua maglia numero 19, trasformandola in uno dei simboli permanenti della franchigia.

Una carriera da giocatore già straordinaria, che sarebbe stata soltanto il primo capitolo di un percorso ancora più lungo.

La seconda parte della carriera di Nelson è stata ancora più imponente. Da allenatore ha conquistato 1.335 vittorie in NBA, un numero che per anni gli ha permesso di detenere il record assoluto della lega. Il primato è rimasto nelle sue mani fino al 2022, quando Gregg Popovich lo ha superato diventando il tecnico più vincente nella storia della NBA.

Nelson ha inoltre ricevuto per tre volte il premio di Coach of the Year, nel 1983, nel 1985 e nel 1992. È riuscito a portare le proprie squadre ai playoff in 18 occasioni, ma c’è un dato particolare nella sua carriera: nonostante tutti quei successi, non è mai riuscito a conquistare un titolo NBA da allenatore.

Il trionfo con la nazionale americana

Il campionato NBA non gli ha regalato il titolo da head coach, ma Nelson è comunque riuscito a vincere un grande trofeo internazionale sulla panchina degli Stati Uniti. Nel 1994 ha guidato la nazionale americana alla conquista della Coppa del Mondo.

Quella squadra era stata ribattezzata “Dream Team II” e comprendeva alcuni dei nomi più importanti della pallacanestro americana dell’epoca, tra cui Shaquille O’Neal, Reggie Miller e Dominique Wilkins.

Un successo che ha aggiunto un altro capitolo prestigioso alla sua carriera.

Il contributo di Nelson alla pallacanestro, però, non può essere misurato soltanto attraverso trofei e vittorie. Il tecnico è stato considerato un autentico innovatore del gioco. Le sue squadre privilegiavano un basket rapido e spettacolare, con un ruolo centrale affidato ai giocatori perimetrali.

Una filosofia che, con il passare degli anni, sarebbe diventata sempre più importante nella NBA moderna.

Nelson aveva infatti intuito prima di molti altri quanto potesse essere determinante allargare il campo, aumentare il ritmo e valorizzare giocatori capaci di creare gioco e segnare anche lontano dal canestro.

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