
Una controversia di lavoro iniziata diversi anni fa arriva ora davanti alla Corte di Cassazione. Da una parte c’è Giacomo Canale, 49enne di Viareggio, marittimo ed ex cuoco che per undici anni ha lavorato alle dipendenze di Pier Silvio Berlusconi; dall’altra l’amministratore delegato di Mfe. Al centro della causa ci sono oltre 500mila euro che Canale sostiene gli siano dovuti per lavoro straordinario, festivo e notturno.
L’udienza davanti alla Suprema Corte è fissata per il 29 settembre e rappresenterà un nuovo passaggio di una vicenda che ha già attraversato il Tribunale del lavoro di Genova e la Corte d’Appello. Il nodo riguarda non soltanto le ore che Canale sostiene di avere lavorato senza ricevere la relativa retribuzione, ma anche la validità di un accordo sottoscritto nel 2019, dopo la conclusione del rapporto professionale.
Chi è Giacomo Canale e il lungo rapporto con la famiglia Berlusconi
La storia professionale di Giacomo Canale con la famiglia Berlusconi comincia molto prima del rapporto diretto con Pier Silvio. Secondo quanto raccontato dallo stesso lavoratore, aveva appena 17 anni quando nel 1994 venne chiamato per sostituire un membro dell’equipaggio a bordo del Principessa Vai Via, l’imbarcazione di Silvio Berlusconi.
Anni dopo, nel 2007, arrivò la chiamata di Pier Silvio Berlusconi. Canale iniziò a lavorare sullo yacht Suegno e successivamente anche nella residenza di Paraggi, in Liguria, dove Berlusconi vive con Silvia Toffanin e i figli. Il rapporto professionale sarebbe proseguito fino al 2018, per un totale di circa undici anni.
È proprio sulla natura di quel lavoro che si è aperto uno dei fronti della controversia. Canale sostiene infatti di avere svolto per lunghi periodi mansioni da cuoco, pur essendo stato formalmente inquadrato nel corso degli anni anche con qualifiche differenti, tra cui marinaio, operaio addetto agli allestimenti e falegname di cantiere.
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