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“È la prima, ha vinto!”. Elezioni USA, chi è la donna voluta dagli americani

Da madre single costretta a usare i buoni alimentari a protagonista di una svolta storica negli Stati Uniti: la vicenda di Deb Haaland attraversa povertà, lavoro precario, impegno politico e identità indigena. A 65 anni, la democratica è diventata la prima donna nativa americana eletta alla guida di uno Stato americano, conquistando il New Mexico dopo una campagna seguita con grande attenzione.

La vittoria contro il repubblicano Gregg Hull, nelle elezioni del 3 novembre, ha assunto un significato che va oltre il risultato politico. Haaland appartiene infatti alla comunità Laguna Pueblo, in uno Stato dove la presenza delle popolazioni indigene è rilevante e dove il diritto di voto per i nativi americani è stato riconosciuto soltanto dopo una lunga battaglia giudiziaria.

Il suo percorso non segue la traiettoria tradizionale di molti esponenti di governo. Prima del Congresso e dell’incarico federale nell’amministrazione Biden, Deb Haaland ha lavorato nella ristorazione, ha cresciuto da sola la figlia Somah e ha tentato la strada della piccola impresa, producendo e vendendo salsa piccante confezionata.

«Qualcuno deve pur essere il primo. Semplicemente, non voglio essere l’ultima». Con queste parole, pronunciate quando la sua possibile elezione sembrava ancora un traguardo da raggiungere, Haaland aveva riassunto il senso della sua candidatura. Una frase diretta, diventata il simbolo di una storia personale e politica che ora apre una pagina nuova per il New Mexico.

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