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Cacciari, bomba su Meloni: “Non mi scandalizzerebbe, se succedesse”. L’ha detto davvero!

Cacciari: l’ipotesi Meloni al Colle

Intervenendo in collegamento con L’Aria che tira, Massimo Cacciari ha detto di non considerare eccezionale un eventuale passaggio di Giorgia Meloni dal governo al Quirinale. Il filosofo ha invitato a leggere questa possibilità alla luce del percorso storico e politico della destra italiana.

«Meloni al Colle? È una cosa che non mi scandalizza, non mi scandalizzerei minimamente», ha affermato.

Cacciari ha poi sviluppato il suo ragionamento, collegando l’eventualità alla progressiva crescita del peso politico degli eredi di una determinata tradizione della destra. Si tratta di una valutazione espressa nel corso della trasmissione e destinata, come prevedibile, ad alimentare ulteriormente il confronto pubblico.

«Sotto certi aspetti mi sembrerebbe la conclusione logica della deriva o della traiettoria della politica italiana nel corso degli ultimi decenni. Meloni viene da una storia che via via ha ottenuto posti di potere sempre più importanti. È del tutto logico che gli eredi di coloro che erano contro la Costituzione diventino Presidenti della Repubblica», ha aggiunto.

Le parole di Cacciari non rappresentano un’indicazione su una candidatura concreta, ma una lettura dell’evoluzione politica nazionale. L’attenzione resta pertanto concentrata sulle condizioni che, nel tempo, potrebbero determinare gli equilibri necessari per l’elezione del capo dello Stato.

La posizione di Elly Schlein e le critiche del Pd

Di segno opposto l’intervento della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. La leader dem è intervenuta sul tema dopo le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che aveva richiamato la possibilità di una futura candidatura di Meloni al Quirinale.

Per Schlein, quelle parole rappresentano «la grande ossessione della destra per il potere».

La segretaria del Pd ha collegato il tema del Quirinale alle discussioni sulla riforma costituzionale del premierato e alla legge elettorale. Secondo la sua ricostruzione, dopo il mancato avanzamento del progetto di riforma, la maggioranza starebbe perseguendo un obiettivo analogo attraverso modifiche alle regole elettorali.

«Prima di La Russa anche Meloni ha chiarito l’obiettivo: siccome hanno perso il referendum sulla giustizia hanno abbandonato il premierato per non fare un altro referendum, ma stanno cercando di realizzare il premierato attraverso una pessima legge elettorale che con un premio di maggioranza abnorme potrebbe addirittura consentire di eleggersi da soli il Presidente della Repubblica», ha dichiarato Schlein.

La maggioranza e l’opposizione si confrontano dunque su piani differenti: da una parte l’idea che il centrodestra possa aspirare alla più alta carica dello Stato dopo anni di presenza al governo; dall’altra il timore, sollevato dal Pd, di un eccessivo accentramento del potere istituzionale.

Uno scenario politico ancora aperto

La vicenda resta aperta e non è accompagnata, al momento, da atti formali. L’elezione del Presidente della Repubblica è un passaggio regolato dalla Costituzione e dipende da un percorso parlamentare specifico, che si attiva alla scadenza del mandato o nelle altre condizioni previste dall’ordinamento.

Il confronto su Giorgia Meloni al Quirinale, quindi, continua soprattutto come indicatore delle tensioni tra governo e opposizioni. Le dichiarazioni di Cacciari, Meloni e Schlein mostrano quanto il tema delle riforme, della rappresentanza e degli equilibri tra le istituzioni sia destinato a restare al centro dell’agenda politica.

Per ora non vi sono sviluppi concreti su una candidatura. Restano le posizioni espresse nel dibattito pubblico, gli accertamenti politici sui possibili rapporti di forza e una discussione che potrebbe riemergere con maggiore intensità nei prossimi anni.

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