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Garlasco, l’annuncio dell’avvocato De Rensis sorprende gli italiani: cosa sta succedendo

“Domenica In”, Garlasco: De Rensis rilancia la strategia difensiva di Stasi e punta alla revisione

Un delitto che sembrava consegnato definitivamente agli atti torna a imporsi nel dibattito pubblico: il caso di Garlasco riaccende l’attenzione dopo l’emergere di nuovi sviluppi discussi in televisione. Nell’ultima puntata di “Domenica In”, andata in onda il 3 marzo 2026, giornalisti e ospiti hanno ricostruito gli ultimi passaggi giudiziari che potrebbero incidere sulla lettura dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’estate del 2007.

Al centro del confronto c’è l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, già coinvolto in precedenti accertamenti e poi prosciolto. Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva, torna a ribadire la propria linea: attendere la chiusura delle nuove indagini e valutare, sulla base di elementi inediti, un’eventuale richiesta di revisione.

La vicenda riguarda la morte di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007 a 26 anni. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, che dal 2015 sta scontando una pena a 16 anni e ha sempre dichiarato la propria innocenza. La nuova fase si innesta su un contesto giudiziario già complesso e molto discusso nel tempo.

Andrea Sempio in una foto diffusa dai media

Garlasco, nuova indagine e convocazione di Andrea Sempio

Ad aprire il segmento televisivo è stato il giornalista Tommaso Cerno, che ha evidenziato la rilevanza dell’aggiornamento investigativo e il calendario fissato dalla Procura: “Parliamo di questo a 19 anni di distanza perché c’è una novità molto importante, la Procura ha convocato per il 6 maggio Andrea Sempio, lo accusa di essere l’unico autore dell’omicidio di Chiara Poggi, per cui c’è ancora in carcere Alberto Stasi con 16 anni di condanna. Il quadro accusatorio per lui faceva acqua da tutte le parti, c’era la cosiddetta ‘doppia concorde’, ovvero due assoluzioni in primo e secondo grado, poi la condanna in Cassazione”.

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