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“Minc***”. Giletti è una furia e perde le staffe in diretta: mai visto così

La reazione di Massimo Giletti in studio

Massimo Giletti ha sottolineato quella che, dal suo punto di vista, rappresenterebbe una divergenza tra le dichiarazioni. Il conduttore ha chiesto perché padre e figlio avessero dato spiegazioni non coincidenti sul significato dell’annotazione, intervenendo con parole particolarmente nette.

«Questo è quindi “una contraddizione con quello che dice il figlio. Perché uno dice una cosa e il padre ne dice un’altra? Non giriamo attorno alle minc**, o facciamo i seri o non ci stiamo in questi programmi”».

L’intervento ha segnato il punto più acceso del confronto televisivo. Il conduttore ha posto l’accento sull’esigenza di chiarire lo scenario, mentre il legale di Sempio ha replicato che non sarebbe corretto trasformare una supposizione espressa dal suo assistito in una dichiarazione incompatibile con quanto affermato dal padre.

Il nodo, dunque, riguarda il valore da attribuire alle due frasi. Da un lato c’è l’ipotesi formulata da Andrea Sempio nell’intervista; dall’altro, la versione riferita dal padre in interrogatorio. Le formulazioni non coincidono, ma per la difesa occorre tenere conto sia della diversa provenienza delle dichiarazioni sia del grado di conoscenza che ciascuno avrebbe avuto sull’appunto.

La replica dell’avvocato Liborio Cataliotti

Liborio Cataliotti, attuale difensore di Andrea Sempio, ha contestato la ricostruzione secondo cui vi sarebbe una contraddizione diretta e decisiva. L’avvocato ha evidenziato che Sempio non avrebbe fornito una spiegazione certa, poiché la nota non era stata redatta da lui e il suo contenuto non gli sarebbe stato illustrato in modo definitivo.

«In quella trasmissione televisiva lui dice ‘credo che’, evidentemente non ha contezza del motivo per cui sia stato scritto quell’appunto, non lo ha scritto lui, ma il padre, ed è il motivo per cui fa una supposizione».

Per il legale, quindi, la dichiarazione rilasciata in televisione deve essere letta come un’ipotesi e non come un’affermazione categorica. È una distinzione che, secondo la difesa, incide sul modo in cui il confronto tra le diverse versioni viene presentato e sul significato attribuito alle parole di Andrea Sempio.

Cataliotti ha inoltre ribadito che la posizione del figlio non può essere sovrapposta a quella degli altri membri della famiglia. La difesa di Sempio è circoscritta al suo assistito e non riguarda le dichiarazioni o le valutazioni che possono riferirsi al padre o alla madre.

«Si è rivelata infondata perché il padre ha dato un’altra versione, ne prendo atto, ma la posizione del padre non mi interessa, io e l’avvocato Taccia difendiamo Andrea Sempio».

Il tema della presunta corruzione e le posizioni individuali

Nel corso del confronto è stato affrontato anche l’eventuale collegamento tra l’appunto e una presunta corruzione. Su questo punto, Cataliotti ha chiesto che ogni eventuale affermazione venga riferita alla persona interessata, senza estendere automaticamente valutazioni, ipotesi o sospetti all’intero nucleo familiare.

«Se si dice ‘loro forse sono stati ingannati’, ma io individualizzerei ogni affermazione, esiste il signor Giuseppe Sempio, la signora Daniela Ferrari, e il mio assistito, su di lui è giusto dire che non sia mai stato sfiorato da alcuna accusa relativa a questa supposta corruzione».

La precisazione della difesa mira a delimitare il perimetro delle questioni emerse in trasmissione. Il riferimento all’annotazione, infatti, non equivale di per sé a una definizione delle responsabilità, mentre resta centrale la necessità di distinguere i ruoli, le dichiarazioni e gli elementi attribuiti alle singole persone.

Il caso discusso a Lo Stato delle Cose ruota quindi attorno a due piani: l’intercettazione di Andrea Sempio, con il richiamo a Silvio Sapone e a un presunto sistema di aiuti dietro pagamento, e il foglietto sequestrato nella casa della famiglia. Entrambi gli aspetti sono stati richiamati nello stesso dibattito, ma richiedono valutazioni separate.

Resta proprio questo il punto più delicato dello scenario: stabilire quale peso abbiano le parole contenute nell’audio, quale sia il significato effettivo dell’appunto e come debbano essere considerate le diverse spiegazioni fornite. Mentre proseguono gli accertamenti, il confronto televisivo ha mostrato quanto il caso di Garlasco continui a sollevare interrogativi e interpretazioni contrapposte.

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