
Un simbolo, un programma e una sfida lanciata ai partiti tradizionali. Fabrizio Corona torna sulla scena con un progetto destinato a far discutere e sceglie ancora una volta di giocare una partita fuori dagli schemi. Ma questa volta c’è un dettaglio, tutt’altro che irrilevante, che potrebbe cambiare completamente le regole del gioco.
Fabrizio Corona torna a far parlare di sé e questa volta lo fa con un simbolo, un programma e un progetto dichiaratamente politico. L’ex agente fotografico ha presentato il suo Movimento Per La Verità, mettendo sul tavolo temi destinati a far discutere. Ma dietro l’annuncio c’è un ostacolo tutt’altro che secondario: Corona non può candidarsi alle elezioni.

Fabrizio Corona e la condanna per il caso Trezeguet
Come riporta Open, il motivo risale a una condanna definitiva legata al procedimento per estorsione ai danni dell’ex calciatore della Juventus David Trezeguet. La Cassazione, nel gennaio 2013, aveva confermato per Corona una pena di cinque anni di reclusione, mille euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, l’ex paparazzo aveva chiesto 25mila euro a Trezeguet per non pubblicare alcune fotografie che lo ritraevano in compagnia di una donna.

Fabrizio Corona, il programma del Movimento Per La Verità
Eppure il nuovo progetto politico è stato presentato con toni tutt’altro che timidi. Nel video pubblicato su YouTube, Corona definisce il suo movimento «liberale e antisistema», si paragona al «nuovo Berlusconi» e attacca il governo guidato da Giorgia Meloni e i partiti tradizionali.
Nel programma trovano spazio proposte su tasse, sanità e immigrazione, insieme alla legalizzazione delle droghe e della prostituzione. Tra i temi affrontati c’è anche l’intelligenza artificiale, con l’idea di intervenire sul suo utilizzo quando rischia di sostituire i lavoratori.
Un’agenda che punta quindi a intercettare più fronti del dibattito pubblico e che Corona sembra intenzionato a trasformare in una vera campagna politica, nonostante il limite imposto dalla sua posizione giudiziaria.
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