Le rassicurazioni sul movente e i nomi citati nella conversazione
Nel corso della telefonata, Lavitola avrebbe cercato di rappresentare la perquisizione come il risultato di un errore investigativo. Il suo timore, secondo la ricostruzione, era che il proprio nome fosse stato fatto dai quattro arrestati per la bomba del 16 ottobre 2025. Ranucci interviene con parole che assumono rilievo nel dialogo intercettato: «Comunque vada, non c’è un movente, non c’è un movente».
Lavitola riferisce inoltre che il colonnello Dario Ferrara gli avrebbe prospettato un movente legato all’aumento della visibilità del giornalista. Si tratta di un passaggio riportato negli atti e sottoposto alle verifiche dell’autorità giudiziaria. Nei giorni successivi alla perquisizione, l’ex direttore dell’Avanti avrebbe confidato di attendersi una presa di posizione da parte di Ranucci, collegandola anche alla propria reputazione.
In questo contesto viene riportata un’altra frase di Lavitola: «Se lui mi difenderà, anche per una questione di reputazione, sarà diverso. Sarà la stessa cosa di Berlusconi». La dichiarazione viene inserita nella ricostruzione del rapporto tra i due, mentre proseguono gli accertamenti sulle circostanze dell’attentato e sulle responsabilità contestate nell’inchiesta.
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