
La complessità dei grandi casi di cronaca nera che hanno segnato la storia recente del nostro Paese si gioca spesso sulla precisione millimetrica delle perizie tecnico-scientifiche e sul confronto serrato tra le diverse interpretazioni dei consulenti di parte. Quando un’indagine giudiziaria viene riaperta a distanza di anni, la ricerca della verità processuale passa inevitabilmente attraverso l’analisi di tracce biologiche, impronte digitali o dettagli apparentemente minimi legati agli indumenti e agli accessori catalogati all’epoca dei fatti. Comprendere l’evoluzione di questi accertamenti biometrici permette di valutare l’efficacia dei moderni strumenti d’indagine nel confermare o smentire ipotesi investigative che sembravano ormai consolidate nel tempo.
Decisivo capitolo: “Non è lui!”
Un nuovo, decisivo capitolo si apre nella complessa vicenda investigativa che da anni occupa le aule di giustizia, focalizzandosi questa volta su elementi prettamente biometrici. Il piede di Andrea Sempio non è compatibile con le scarpe Frau di taglia 42-43. È quanto emerge dagli accertamenti fatti dalla difesa del 38enne e sostenuti nello specifico dal consulente Armando Palmegiani: in un filmato sono riprese le calzature che l’indagato ha indossato negli esami della sua difesa. L’attenzione della Procura di Pavia e dei carabinieri del Nucleo operativo di Milano, che da oltre un anno sono tornati a indagare sul delitto di Garlasco e hanno chiuso le indagini sostenendo che è Andrea Sempio l’assassino di Chiara Poggi, è tornata a fare analisi sull’impronta 6.
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