A quel punto la madre ha contattato l’amica indicata dalla figlia, ricevendo però una risposta inattesa: la giovane, a quanto riferito, non sarebbe mai andata al lago e non avrebbe avuto alcun incontro con lei. Poco dopo, la conferma più dura: il corpo era stato trovato nelle acque di Punta San Vigilio. Ora le indagini sono affidate ai carabinieri, impegnati a ricostruire con precisione la dinamica di quanto accaduto e le ultime ore della 30enne. La salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina Legale dell’ospedale di Borgo Roma, a Verona, per gli accertamenti necessari.
Sarà il magistrato competente a decidere se disporre l’autopsia, che potrebbe chiarire le cause della morte. Al momento, secondo quanto trapela, sul corpo non sarebbero stati rilevati segni di violenza, un elemento che in questa fase preliminare tenderebbe a escludere l’ipotesi di un’aggressione.

Gli investigatori, come in questi casi, non escludono alcuna pista. Tra le ipotesi valutate ci sono un possibile malore improvviso durante un bagno, una caduta accidentale con conseguente annegamento o anche un possibile gesto volontario. Il fatto che la donna soffrisse da tempo di problemi di salute e fosse seguita da uno specialista è un elemento che viene considerato nel quadro complessivo, ma saranno solo i risultati degli esami medico-legali a dire con certezza cosa sia successo.
Intanto, sul Garda resta la sensazione amara di quelle tragedie che arrivano senza preavviso, in un luogo che per molti significa vacanza e libertà, e che invece, in poche ore, è diventato lo sfondo di un dolore difficile da spiegare.