
Domenico, il bambino di due anni e mezzo, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, non risultava primo nella lista d’attesa per il trapianto di cuore. Sarebbe salito al primo posto solo nel caso di un donatore con gruppo sanguigno B, lo stesso del piccolo paziente. L’organo reso disponibile, invece, proveniva da un bambino di tre anni deceduto per leucemia, con gruppo 0 Rh positivo. La compatibilità è stata quindi considerata solo parziale, incidendo sull’ordine delle priorità previsto per l’assegnazione.

Il caso: bimbo ricoverato al Monaldi e cuore disponibile con gruppo diverso
In base alla graduatoria nazionale, il paziente seguito a Napoli risultava quarto tra i candidati valutati per quel cuore, proprio perché non pienamente compatibile sul piano ematico. Davanti a lui figuravano tre bambini con condizioni gravi, ricoverati in altre cardiochirurgie italiane, con lo stesso gruppo sanguigno del donatore. Nel sistema della rete dei trapianti pediatrici, la compatibilità rappresenta uno dei fattori determinanti nella definizione della priorità.

I protocolli del Centro Nazionale Trapianti e la graduatoria “reale”
I protocolli del Centro Nazionale Trapianti prevedono che, quando si rende disponibile un organo, il sistema informativo segnali immediatamente la presenza ai centri con pazienti compatibili. In questa fase, la lista non è più solo potenziale: viene definita una graduatoria operativa basata su criteri clinici, a partire dalla compatibilità e dalle dimensioni dell’organo.
Nel caso specifico, la dimensione del cuore non risultava un elemento ostativo. Il punto centrale era la compatibilità del gruppo sanguigno. La priorità viene attribuita al paziente che, secondo valutazioni mediche, presenta le maggiori possibilità di successo dell’intervento. Per questo motivo è stata avviata una nuova valutazione tra i quattro centri collocati in cima alla graduatoria relativa a quel cuore.
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