
Basta un gesto apparentemente innocuo per lasciare in giro informazioni che, nelle mani sbagliate, possono diventare un tassello utile per una truffa. La ricevuta del bancomat, infatti, non è sempre un semplice pezzo di carta da dimenticare sullo sportello: alcuni dati riportati possono essere sfruttati per rendere più credibile un successivo tentativo di raggiro.

Bancomat, la ricevuta può diventare un’arma per i truffatori
Come riporta Libero Quotidiano, sono state segnalate in diversi Paesi europei situazioni nelle quali i truffatori recuperano le ricevute lasciate vicino agli sportelli automatici. Il motivo è semplice: lo scontrino può contenere informazioni relative all’operazione appena effettuata, fornendo elementi utili per costruire un contatto fraudolento più credibile.
Il rischio, però, va inquadrato correttamente. Una ricevuta, presa da sola, non contiene il PIN e normalmente non permette di accedere direttamente al conto. Come spiega Sky TG24, può tuttavia riportare dettagli come data e ora dell’operazione, importo, sportello utilizzato, alcune cifre della carta e, in determinati casi, il saldo disponibile.

Bancomat, così parte la truffa del falso operatore
Il passaggio successivo può avvenire attraverso il cosiddetto vishing, cioè una truffa telefonica nella quale il malintenzionato si presenta come un operatore della banca. Il Garante per la protezione dei dati personali spiega che i falsi operatori possono contattare le vittime con il pretesto di una presunta anomalia e chiedere informazioni bancarie o codici necessari per operare sul conto.
È proprio qui che una ricevuta abbandonata può diventare preziosa per il truffatore: conoscere dettagli reali di una transazione può rendere la telefonata più convincente. L’obiettivo è ottenere ulteriori informazioni riservate, come credenziali dell’home banking o codici di sicurezza, che invece non devono mai essere comunicati.
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