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Caso ricina, arriva la svolta: chi sono i nuovi interrogati

Per mesi il caso è rimasto avvolto nel mistero, con una domanda ancora senza risposta: che cosa è realmente accaduto ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara, 16 anni, morte a distanza ravvicinata dopo una presunta esposizione alla ricina? Ora, a otto mesi dalla tragedia di Pietracatella, qualcosa sembra essersi mosso. Gli investigatori starebbero concentrando le verifiche su una cerchia più ristretta di persone, tornando ad analizzare rapporti personali, dichiarazioni e possibili contraddizioni.

Il confronto durato oltre sei ore

Uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta riguarda Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e una sua amica, insegnante di matematica al Liceo Scientifico di Riccia. Entrambi erano già stati ascoltati separatamente dagli investigatori.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nei loro racconti sarebbero però emersi alcuni elementi non coincidenti. Da qui la decisione di procedere con un confronto diretto, durato più di sei ore, per cercare di chiarire le rispettive versioni sui fatti ritenuti rilevanti per l’indagine.

Il confronto, è importante sottolinearlo, non significa che una delle due persone sia accusata di un reato. Si tratta di uno strumento investigativo utilizzato per verificare dichiarazioni e ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto.

Nel mirino anche il marito della docente

Le verifiche non si sarebbero fermate alla docente. L’attenzione degli investigatori si sarebbe infatti spostata anche sul marito della donna, un tecnico di laboratorio che insegna all’istituto agrario di Riccia. La sua deposizione, inizialmente programmata, sarebbe stata rinviata a causa di un improvviso blitz antidroga e potrebbe essere recuperata nei prossimi giorni. La sua posizione viene quindi inserita nel quadro degli ulteriori accertamenti che gli investigatori stanno conducendo per ricostruire rapporti, frequentazioni e circostanze legate alla famiglia.

Proprio l’istituto agrario era già comparso nelle attività investigative. La Squadra Mobile di Campobasso aveva effettuato un sopralluogo nella struttura per eseguire alcune verifiche.

Secondo quanto ricostruito, però, non sarebbero stati sequestrati computer né materiale didattico, contrariamente a quanto era stato ipotizzato in precedenza. Sarebbe inoltre stata esclusa la possibilità che nei laboratori della scuola fosse possibile lavorare la ricina. Questo elemento ridimensionerebbe quindi una delle piste che erano state prese in considerazione nelle prime fasi dell’inchiesta, lasciando nuovamente in primo piano le relazioni tra le persone che ruotavano attorno alla famiglia.

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