Giallo ricina a Pietracatella, cosa si cerca nei dispositivi sequestrati
Il sequestro del computer Lenovo e delle dieci pen drive è stato disposto nell’ambito del procedimento nel quale risultano coinvolti cinque medici indagati per omicidio colposo. In questo filone Gianni Di Vita è indicato come parte offesa. L’inchiesta, tuttavia, comprende anche un diverso e delicato versante investigativo: l’ipotesi di duplice omicidio premeditato contro ignoti.
Quest’ultimo filone mira a stabilire come la ricina possa essere entrata in contatto con Antonella Di Ielsi e Sara. Al momento non vengono indicate persone indagate per l’origine dell’avvelenamento, ma gli accertamenti proseguono per ricostruire circostanze, tempi e possibili canali attraverso i quali la sostanza potrebbe essere stata assunta o manipolata.
Il materiale informatico non sarebbe stato utilizzato necessariamente soltanto da Gianni Di Vita. Stando a quanto emerge dal provvedimento di sequestro, il computer e i supporti di memoria potrebbero essere stati adoperati anche da Antonella Di Ielsi, che collaborava nell’attività professionale del marito, e da Sara, soprattutto nel periodo in cui seguiva la didattica a distanza.
Gli specialisti incaricati dovranno quindi verificare l’eventuale presenza di documenti, file, cronologie di navigazione e altri dati digitali riconducibili alle due vittime. L’obiettivo è individuare informazioni che possano avere un collegamento concreto con l’indagine, preservando al tempo stesso il materiale utile a delineare le abitudini di utilizzo dei dispositivi.
Si tratta di un accertamento tecnico che potrebbe richiedere tempo, poiché i dati dovranno essere esaminati nel loro contesto e confrontati con gli altri elementi già raccolti. La ricerca riguarda anche eventuali tracce lasciate online, senza che il sequestro, da solo, consenta di anticipare il contenuto o l’esito delle verifiche.
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