
La Svizzera e l’Europa guardano ancora con il cuore spezzato a quella notte in cui la festa di Capodanno a Crans-Montana si è trasformata in un disastro dall’impatto devastante. Il dolore per le decine di vittime, molti dei quali giovanissimi, resta vivo nelle comunità, nelle famiglie e nelle scuole, mentre ferite e feriti lottano tra la vita e la morte e tanti volti non identificati continuano a essere associati a nomi e storie.

Tragedia di Capodanno: dolore, rabbia e domande senza risposta
Accanto alla sofferenza, però, cresce anche uno stato d’animo complesso, che unisce lo sgomento alla rabbia: le domande sul perché questa tragedia sia avvenuta e su chi realmente debba risponderne non trovano ancora risposte definitive. Le autorità giudiziarie e gli investigatori continuano a scandagliare ogni elemento materiale della scena, dai materiali di rivestimento delle pareti alle pratiche di sicurezza, passando per i racconti di chi quella notte era dentro il bar e per le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite fin dalle prime ore.

Inchiesta Crans-Montana: domani si apre la fase cruciale
Oggi emerge un nuovo importante passaggio: dopo settimane di indagini che non si sono mai interrotte sui locali distrutti e sulle testimonianze raccolte, l’inchiesta entra in una fase cruciale. Si avvicinano infatti nuovi interrogatori e momenti di chiarimento con i gestori del locale, mentre si cerca di comprendere la portata delle responsabilità penali e amministrative di fronte a una comunità che chiede verità e giustizia. Cosa succederà nelle prossime ore.
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