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“Dimissioni pronte!”. Giorgia Meloni, la rivelazione bomba

La conferma del deficit italiano al 3,1% nel 2025 riporta al centro del confronto politico i conti pubblici e apre un terreno di forte tensione tra Palazzo Chigi e Istat. Il dato, superiore alla soglia del 3% fissata dalle regole europee, allontana l’obiettivo dell’uscita dalla procedura di infrazione europea già nel prossimo passaggio utile. Per il governo, che aveva indicato questa prospettiva come un risultato possibile, si tratta di un cambiamento rilevante sia sul piano finanziario sia su quello politico.

Al centro della vicenda c’è una revisione dei dati che, secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, comporterebbe un impatto complessivo vicino a 11 miliardi di euro. La parte più consistente riguarda le nuove valutazioni sulla spesa del Superbonus, mentre ulteriori risorse sarebbero emerse nella revisione delle uscite in conto capitale. Numeri che incidono direttamente sul rapporto tra deficit e prodotto interno lordo e, di conseguenza, sugli impegni assunti dall’Italia con Bruxelles.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, avrebbe reagito con irritazione alle cifre aggiornate e alle stime elaborate negli ultimi anni. La premier avrebbe contestato in particolare il metodo e gli effetti delle revisioni, sostenendo che l’istituto avrebbe commesso errori nelle previsioni per quattro anni. Una contestazione politica che si intreccia con una questione tecnica: la classificazione e l’aggiornamento delle componenti della spesa pubblica.

«Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi», sarebbe stata la valutazione attribuita alla premier. La frase descrive il clima dello scontro, ma non modifica il punto essenziale: il disavanzo certificato al 3,1% obbliga l’esecutivo a ricalibrare le proprie previsioni. Intanto, sullo sfondo restano la prossima Legge di Bilancio, il confronto europeo e i passaggi parlamentari della maggioranza.

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