Il precedente di Unione Popolare
Nella stessa analisi entra anche un altro dato. È quello ottenuto nel 2022 da Unione Popolare, la formazione guidata da Luigi de Magistris, che alle elezioni politiche raccolse l’1,4%.
Numeri molto diversi da quelli raggiunti dal Movimento 5 Stelle nella sua fase di massimo consenso, ma che vengono utilizzati per individuare una porzione di elettorato disposta a votare una forza collocata fuori dalle principali coalizioni.
Il ragionamento di Pregliasco parte quindi da questi precedenti per ipotizzare l’esistenza di un mercato elettorale potenzialmente contendibile da un nuovo soggetto. Resta però una variabile fondamentale: Beppe Grillo oggi non è più il Grillo degli anni del “Vaffa Day”.
La capacità del fondatore di riportare alle urne una parte degli elettori che nel frattempo si sono allontanati dal Movimento sarebbe dunque uno degli elementi decisivi da osservare.
Noto: “Potrebbe valere almeno il 3%”
Una stima ancora più alta arriva da Antonio Noto, fondatore di Noto Sondaggi. Secondo l’analista, un eventuale movimento fondato da Grillo potrebbe raggiungere almeno il 3%, forse qualcosa in più.
Il dato viene ricavato guardando soprattutto a due segmenti dell’elettorato pentastellato.
Il primo sarebbe composto da quei sostenitori che, pur riconoscendosi oggi nella leadership di Conte, non avrebbero completamente reciso il legame personale e politico con Grillo. Noto richiama in questo contesto anche le posizioni espresse in passato da esponenti come Chiara Appendino e Virginia Raggi, che hanno manifestato perplessità sull’alleanza con il Partito Democratico e sui rapporti con Matteo Renzi.
Secondo la valutazione dell’analista, quest’area potrebbe rappresentare circa un terzo dell’elettorato attuale del Movimento 5 Stelle.

Il tesoretto degli ex elettori M5S
Ma c’è un secondo bacino che potrebbe essere ancora più ampio: quello degli ex elettori del Movimento oggi lontani dalle urne. Il punto di partenza indicato da Noto è il risultato ottenuto dai pentastellati alle elezioni politiche del 2018, quando il Movimento raggiunse il 32,6%. Oggi, secondo la stima riportata nell’analisi, il consenso elettorale del M5S si aggirerebbe intorno al 12%.
Tra quei circa venti punti di differenza, osserva Noto, una parte potrebbe essere costituita da persone che non hanno scelto un altro partito, ma si sono progressivamente spostate verso l’astensione. Un eventuale ritorno di Grillo potrebbe quindi provare a intercettare anche questo elettorato. La variabile del simbolo avrebbe inoltre un peso particolare. Se Grillo riuscisse a ottenere nuovamente il controllo del simbolo del Movimento, secondo Noto lo scenario potrebbe diventare ancora più rilevante.
Al momento, però, si tratta di un’ipotesi politica e delle valutazioni formulate dagli analisti sulla base degli attuali bacini elettorali e dei precedenti. Non esiste ancora un nuovo partito di Grillo sottoposto a una competizione elettorale e, di conseguenza, non è possibile sapere quale sarebbe il suo effettivo consenso.
Quello che emerge dalle analisi è l’esistenza di un’area di elettori che potrebbe essere contesa da una formazione collocata alla sinistra del Campo largo. Da una parte ci sono ex sostenitori del Movimento 5 Stelle, dall’altra elettori che negli ultimi anni hanno scelto formazioni esterne ai principali schieramenti oppure l’astensione. Ed è proprio su questo spazio che si concentra ora l’attenzione, mentre il rapporto tra Grillo e il Movimento 5 Stelle resta segnato anche dalla disputa sul simbolo e mentre il centrosinistra deve ancora definire i propri equilibri in vista delle elezioni politiche del 2027.