Le condanne per gli omicidi Mormile e Labate
Nel corso degli anni Domenico Papalia ha ricevuto altre due condanne all’ergastolo. Una riguardava l’uccisione di Umberto Mormile, educatore del carcere di Opera, assassinato a Carpiano, nel Milanese, nel 1990. Il delitto fu inizialmente rivendicato dalla Falange Armata.
L’altra sentenza era legata all’omicidio dell’avvocato Pietro Labate, avvenuto a Milano il 17 novembre 1983. La condanna maturò nell’ambito dell’operazione Nord-Sud, anche sulla base delle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. Papalia ha sempre respinto le accuse.
Il sequestro dei beni e il ruolo nella ’ndrangheta lombarda
Nel 1993 furono sequestrati beni per un valore stimato in 150 miliardi di lire a Domenico Papalia e ai fratelli Rocco e Antonio. Per la Direzione distrettuale antimafia di Milano, Papalia era tra i principali riferimenti della cosca Barbaro-Papalia e tra le figure di maggior peso delle organizzazioni calabresi presenti nel Nord Italia.
Considerato vicino al boss Paolo Di Stefano, il suo nome è stato associato a un sistema criminale radicato soprattutto in Lombardia. Le attività contestate alle cosche comprendevano narcotraffico, usura e interessi nel settore degli appalti e dell’edilizia.
La rete delle famiglie legate ai Barbaro
Il cognome Barbaro è ricorrente nelle indagini sulla ’ndrangheta, con ramificazioni segnalate dagli investigatori in Piemonte, Lombardia e Australia. In questo contesto, i Papalia venivano indicati insieme alle famiglie Sergi, Agresta, Marando, Musitano, Molluso e Zappia come parte di una rete criminale attiva nel territorio lombardo.
Con la morte di Domenico Papalia si chiude la vicenda di uno dei nomi più noti della criminalità organizzata calabrese al Nord. Restano le sentenze, le indagini e un lungo capitolo giudiziario che ha segnato la cronaca italiana per oltre quarant’anni.