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È morto Vitantonio Lovallo, aveva 112 anni: una vita incredibile

A 16 anni era già impegnato stabilmente nei campi, dove la famiglia coltivava soprattutto grano e mais. Il rapporto con la terra sarebbe rimasto una costante per tutta la sua lunghissima vita. Il matrimonio nel 1936 e la famiglia

Nel 1936 si sposò con la donna che sarebbe rimasta al suo fianco per quasi ottant’anni. La coppia ebbe quattro figli, due femmine e due maschi. Uno dei figli morì purtroppo a pochi mesi dalla nascita a causa di una meningite.

La moglie morì nel 2015 all’età di 98 anni. Per Lovallo fu una perdita profonda dopo una vita trascorsa insieme, ma negli anni successivi continuò a vivere nella frazione di Sarnelli circondato dalla famiglia e soprattutto dall’affetto delle figlie e dei nipoti.

La Seconda guerra mondiale e la prigionia

Uno dei capitoli più drammatici della sua vita fu quello della Seconda guerra mondiale. Chiamato alle armi, Lovallo venne mandato al fronte e nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, fu catturato dalle truppe tedesche mentre si trovava in Grecia.

Fu internato prima a Rodi e successivamente deportato in Germania, dove venne destinato ai lavori forzati. Rimase prigioniero fino alla fine della guerra, nel 1945.

Di quell’esperienza conservò anche un diario personale, diventato negli anni una testimonianza diretta di un periodo segnato dalla paura, dalla fame, dalla separazione dalla famiglia e dalla speranza di tornare a casa. Nonostante avesse frequentato soltanto pochi anni di scuola, durante la prigionia era tra i pochi del suo gruppo capaci di scrivere e si occupava anche della corrispondenza dei commilitoni.

Il ritorno a casa e una vita interamente dedicata alla terra

Terminata la guerra, Vitantonio Lovallo tornò ad Avigliano e riprese la vita che aveva dovuto interrompere. Tornò agli animali, ai campi, alla vigna e al lavoro agricolo, senza più abbandonare quel mondo.

La cosa straordinaria è che continuò a lavorare anche in età avanzatissima. A 103 anni portava ancora le pecore al pascolo ogni mattina e fino a 106 anni si occupava personalmente del proprio vigneto.

Una longevità che aveva colpito anche i media nazionali e gli studiosi dei supercentenari. Chi lo conosceva sottolineava spesso la semplicità delle sue abitudini: alimentazione legata ai prodotti della terra, verdure, frutta e un bicchiere di vino prodotto in famiglia.

Il riconoscimento di Coldiretti a 112 anni

Nel maggio 2026, pochi mesi prima della morte, Lovallo aveva ricevuto anche un riconoscimento simbolico molto significativo. Coldiretti Basilicata gli aveva consegnato la medaglia per gli 80 anni dell’associazione, celebrandolo come il socio più longevo d’Italia.

L’organizzazione agricola aveva ricordato le sue mani segnate dal lavoro e il rapporto ininterrotto con la campagna, descrivendolo come la testimonianza vivente di un’Italia contadina ormai quasi scomparsa.

Per Coldiretti, “Zitòn” rappresentava la dimostrazione più concreta di un’esistenza costruita attorno alla terra, al lavoro e ai ritmi di una società profondamente diversa da quella contemporanea.

Era l’uomo più anziano d’Italia

La longevità di Lovallo era stata riconosciuta anche dagli organismi internazionali specializzati nello studio dei supercentenari. Il suo primato era stato validato dal Gerontology Research Group e da LongeviQuest.

Dal marzo 2024 era diventato il decano maschile d’Italia, cioè l’uomo più anziano vivente nel Paese. A 112 anni era anche tra gli uomini più longevi d’Europa e del mondo.

Con la sua morte il titolo di uomo più anziano d’Italia passa ad Angelo Peressini, mentre il primato europeo maschile viene attribuito al portoghese Joaquim Varela, secondo le ricostruzioni dei registri specializzati sulla longevità.

Il sindaco: “Una memoria viva e preziosa”

La morte di Lovallo ha suscitato forte commozione ad Avigliano, dove la sua figura era diventata nel tempo un simbolo della comunità.

“Con profonda commozione saluto Vitantonio Lovallo, il nostro caro Zitòn, che con i suoi 112 anni ha rappresentato una memoria viva e preziosa della nostra comunità”, ha dichiarato il sindaco Giuseppe Mecca.

La sua lunga vita, attraversata con semplicità, forza e amore per la famiglia e per la sua terra, resterà nel cuore di tutti noi”, ha aggiunto il primo cittadino. :contentReference[oaicite:7]{index=7}

I funerali a Sarnelli

I funerali di Vitantonio Lovallo saranno celebrati giovedì 17 settembre alle 10.30 nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Sarnelli.

Dopo la cerimonia funebre, la salma sarà trasferita nel cimitero di Lagopesole. Per la piccola comunità lucana sarà l’ultimo saluto a un uomo che aveva vissuto praticamente tutta la propria esistenza nello stesso territorio e che, con la sua storia, aveva finito per diventare il testimone di un intero secolo.

Una vita lunga più di un secolo

La storia di Vitantonio Lovallo colpisce non soltanto per il numero degli anni vissuti. Dentro quei 112 anni ci sono due guerre mondiali, la prigionia, la ricostruzione, il passaggio dalla civiltà contadina all’Italia contemporanea, e soprattutto una vita rimasta sempre ancorata allo stesso luogo e agli stessi valori.

Aveva cominciato lavorando la terra da ragazzo e aveva continuato a farlo praticamente fino a pochi anni prima della morte. Aveva visto cambiare completamente il Paese senza perdere il rapporto con Sarnelli, con la campagna e con la propria famiglia.

È forse questo, più ancora del primato anagrafico, il motivo per cui la sua scomparsa viene vissuta ad Avigliano come la perdita di un pezzo di memoria collettiva.

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