
Il fenomeno climatico che si sta sviluppando nel Pacifico potrebbe avere ripercussioni anche sulla stagione fredda italiana. Non significa, però, che sia già possibile parlare di un inverno gelido o nevoso: gli effetti di El Niño sulla Penisola arrivano attraverso una complessa catena di interazioni atmosferiche. Le tendenze attuali delineano comunque alcuni scenari interessanti per i prossimi mesi, soprattutto tra la fine dell’autunno e la seconda parte dell’inverno.

El Niño verso un’intensità eccezionale
Secondo il bollettino del Climate Prediction Center della Noaa del 13 agosto 2026, le probabilità di raggiungere un evento classificato come “molto forte” tra autunno e inverno superano il 90%, con un valore atteso vicino ai +2,0°C. Ancora più significativa è la stima relativa al trimestre ottobre-dicembre: la probabilità che l’indice RONI medio su tre mesi oltrepassi i +2,5°C è indicata al 69%.
Se questa previsione dovesse concretizzarsi, l’El Niño attuale potrebbe diventare il più intenso osservato dal 1950, superando gli episodi eccezionali del 1982-83, del 1997-98 e del 2015-16. Le proiezioni indicano inoltre un ulteriore aumento dell’intensità nei prossimi mesi, con il possibile massimo verso la fine del 2026 e una persistenza importante almeno fino alla primavera del 2027.
Cosa può significare per l’Italia
El Niño non determina direttamente il tempo sull’Italia. Il fenomeno nasce infatti nel Pacifico tropicale e il nostro Paese si trova a enorme distanza dall’area interessata. Il possibile collegamento avviene attraverso le cosiddette teleconnessioni, cioè variazioni della circolazione atmosferica su scala globale che possono modificare anche le condizioni sull’Europa e sul Mediterraneo.
Per questo motivo non è corretto tradurre automaticamente un El Niño molto intenso in una previsione di freddo e neve sulla Penisola. Gli effetti possono cambiare in base alla fase della stagione e alla configurazione generale dell’atmosfera.
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